Notizie dell'Università della Svizzera italiana

Presentate al Dies le tre sfide per rifondare la FacoltÓ di scienze della comunicazione

Il lavoro di rifondazione della Facoltà di scienze della comunicazione è durato oltre sei mesi ed ha implicato un numero molto considerevole di membri dell’Università. La rifondazione alla quale si è arrivati propone una sintesi delle varie componenti della Facoltà e si articola intorno alla volontà di rispondere a tre sfide: 

  • l’interconnessione globale (delle reti di comunicazione e i cambiamenti che l’accompagnano)
  • la diversità (linguistica, culturale, ideologica, filosofica e religiosa, che gli imponenti cambiamenti demografici, migratori e geopolitici in atto pongono alla comunicazione pubblica e d’impresa, internazionale e interculturale)
  • l’elaborazione e la trasmissione della cultura (di una memoria per il futuro, in un’epoca caratterizzata dai cambiamenti tecnologici e culturali, che definiscono le prime due sfide)

Questa rifondazione permette di confermare la posizione centrale della Facoltà. Per rendere esplicito l’allargamento dello spettro delle problematiche studiate, tra le varie opzioni prese in considerazione, il nome che ha riscosso il più ampio accordo in seno alla Facoltà e al Consiglio dell’Università è “Facoltà di comunicazione, cultura e società”.

Sul Giornale del Popolo di lunedì 15 maggio 2017 (p. 1 e p. 22) il Decano della Facoltà di scienze della comunicazione prof. Andrea Rocci illustra le tre sfide.

 

Tre sfide per rifondare una Facoltà

La Facoltà di scienze della comunicazione nasceva nel 1996 insieme all’USI. In quel momento era chiaro che l’avvento di internet avrebbe cambiato radicalmente il nostro modo di comunicare. In un certo senso, nascevamo per raccogliere quella sfida. Per farlo non ci si limitò ad allargare ai “nuovi media” il tradizionale studio dei mass media. Si volle, invece, studiare la comunicazione umana in tutta la sua ampiezza, attingendo alle discipline umanistiche, delle scienze sociali e aziendali. Questa riflessione si è accompagnata all’attenzione per quei contesti – aziendali anzitutto – in cui la comunicazione contribuisce alla creazione del valore. Anche per questo abbiamo saputo formare professionalità apprezzate dal mondo del lavoro.
La facoltà, poi, crescendo, si è diversificata. Non solo perché ha sviluppato una varietà di programmi di master, ma anche perché, dal 2007, essa accoglie l’Istituto di studi italiani (ISI). Una realtà che, grazie al genio del Prof. Carlo Ossola, ha saputo creare un percorso originale di bachelor e master incentrato sul contributo della cultura di lingua italiana alla civiltà europea.
A vent’anni dalla fondazione, rispondendo all’invito del Rettore, abbiamo avviato una riflessione strategica sulla ricchezza multidisciplinare presente in facoltà. Da questa riflessione è emersa la consapevolezza che possiamo contribuire a rispondere a tre grandi sfide del nostro tempo.
L’interconnessione globale delle reti di comunicazione, anzitutto, costituisce una sfida con le sue nuove possibilità di collaborazione e creazione di ricchezza, ma anche con i nuovi rischi che comporta: di sorveglianza e violazione della privacy, di “bolle” informative e di manipolazione. A questa globalizzazione delle reti comunicative non corrisponde certo un’omogeneizzazione culturale. Anzi, in un mondo multipolare, interessato da imponenti flussi migratori, esplode la sfida della diversità linguistica, culturale, filosofica e religiosa. Infine, in un’epoca caratterizzata da tali cambiamenti tecnologici e culturali, s’impone l’urgenza di ripensare l’elaborazione e la trasmissione della cultura, di una memoria per il futuro. Si torna a riconoscere il valore di una cultura umanistica che formi al pensiero critico ed educhi cittadini responsabili, capaci di decidere entro scenari complessi e mutevoli.
Abbiamo pensato che l’orientamento a queste sfide possa essere ben espresso da un nome come Facoltà di comunicazione, cultura e società.
Queste sfide già toccano la vita e il lavoro di tutti. In modi diversi, si confrontano con esse la piazza finanziaria, l’industria turistica e quella della moda, settori sempre più globalizzati e informatizzati che non possono rinunciare al valore aggiunto del fattore umano. Non può dimenticarle un cantone come il Ticino che ha una vocazione a far da ponte tra mondi culturali diversi, che investe sulla cultura e sulle imprese innovative e si trova, al tempo stesso, sfidato dalle diversità sul suo territorio.

Andrea Rocci
Decano della Facoltà di scienze della comunicazione dell'USI