Il Premio svizzero per la ricerca in tema di educazione assegnato a Benedetto Lepori

Il Prof. Benedetto Lepori
Il Prof. Benedetto Lepori
Da sinistra a destra: il Prof. Benedetto Lepori dell’Università della Svizzera italiana e ai co-autori Marco Seeber dell’Università di Gent e Andrea Bonaccorsi dell’Università di Pisa
Da sinistra a destra: il Prof. Benedetto Lepori dell’Università della Svizzera italiana e ai co-autori Marco Seeber dell’Università di Gent e Andrea Bonaccorsi dell’Università di Pisa

Servizio comunicazione istituzionale

Il Premio svizzero per la ricerca in tema di educazione - Schweizer Preis für Bildungsforschung/Prix suisse de la recherche en éducation- viene conferito ogni due anni a un progetto innovativo che fornisce un contributo significativo per la gestione del sistema formativo svizzero. Per l'edizione 2019 il riconoscimento va al Prof. Benedetto Lepori dell’Università della Svizzera italiana e ai co-autori Marco Seeber dell’Università di Gent e Andrea Bonaccorsi dell’Università di Pisa. Selezionata da una giuria scientifica, la ricerca – pubblicata nella rivista Research Policy con il titolo “Competition for talent. Country and organizational-level effects in the internationalization of European higher educational institutions” – tratta la concorrenza tra le università europee per attrarre ricercatori di talento. 

La capacità di attrarre personale qualificato è una dimensione centrale nell’analisi della competizione tra università. Ma che cosa spinge un accademico a scegliere la sua destinazione, avendo un terreno internazionale sul quale muoversi? “La ricerca tiene conto per la prima volta di due fattori che governano la competizione tra università: il fattore ateneo e il fattore Paese”, spiega il Prof. Lepori. “Le indagini condotte, grazie ai dati reperiti da un registro europeo contenente più di 3000 istituzioni di insegnamento superiore, mostrano come le condizioni quadro del sistema Paese – in particolare posizione geografica, benessere economico e livello di sviluppo del sistema di ricerca nazionale – pesino di più delle caratteristiche delle singole università nel guidare la scelta”. Ne consegue che nei Paesi meno attrattivi sotto questi aspetti anche gli istituti di fama non sono in grado di richiamare un numero significativo di accademici a livello internazionale. La Svizzera, grazie anche al suo plurilinguismo, è molto attrattiva e le università hanno in generale una percentuale di accademici stranieri elevata.

Il Prof. Lepori ipotizza alcuni sviluppi futuri dello studio che lo ha visto coinvolto. La Commissione europea ha ampliato ulteriormente le informazioni disponibili sulle università europee, ponendo in particolare l’accento sulla sistematizzazione dei dati e allargando il numero di paesi coinvolti. Questo consentirebbe un interessante confronto tra Stati Uniti ed Europa in modo da approfondire le modalità e il funzionamento della competizione tra atenei e investigare il tipo di impatto che questo fenomeno esercita sui risultati a livello di sistema. Un ulteriore orizzonte di ricerca che si delinea, secondo il Prof. Lepori, è rappresentato da una potenziale comparazione tra dati statistici sugli atenei e i documenti prodotti dalle Università stesse, come ad esempio i documenti strategici. Ciò permetterebbe di verificare, tramite un’analisi del contenuto e il coinvolgimento di informatici, linguistici e teorici dell’organizzazione, se esiste un allineamento tra posizionamento auspicato ed effettiva collocazione strategica dell’ateneo nel mondo reale.

Gli investimenti nella ricerca da parte degli atenei giocano un ruolo importante nella capacità di attrarre accademici dall’estero. L’USI in questo si posiziona bene e il trio di autori premiati dimostra quanto una solida rete internazionale sia importante per far crescere la ricerca all’USI.

L’idea di raccogliere dati sulle singole università è nata nel 2004 da Andrea Bonaccorsi, che ha identificato nell’USI un partner svizzero valido con esperienza sui dati. Un terreno fertile, quello dell’ateneo ticinese, che consente di crescere nel proprio campo di attività in più direzioni: il Prof. Lepori, responsabile del Servizio ricerca e trasferimento del sapere (SRIT), inizia il suo percorso all’USI nel 1997 dapprima come collaboratore e proseguendo poi con un dottorato sulla politica della ricerca svizzera e il conseguente coinvolgimento in vari progetti europei. Il percorso di dottorato, che come ammette Lepori, si è rivelato a tratti difficile ma sempre coinvolgente, ha fatto scaturire la sua passione per il lavoro di ricerca, ed in particolare per l’approfondimento puntuale in campo scientifico. I suoi studi l’hanno portato poi a diventare professore titolare e a creare un proprio gruppo di ricerca attivo a livello internazionale. Proprio in questo contesto si è formato Marco Seeber che, dopo aver lavorato nel gruppo di ricerca del Prof. Lepori come post-doc, ha vinto recentemente una posizione come professore in Norvegia.

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