L'IA generativa: come renderla un alleato in ambito universitario

© Sanket Mishra
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Servizio comunicazione istituzionale

5 novembre 2024

L'Intelligenza Artificiale (IA) generativa negli ultimi anni ha suscitato, anche in ambito accademico, curiosità e preoccupazioni. Giulia D'Agostino, assistente dottoranda della Facoltà di comunicazione, cultura e società dell'Università della Svizzera italiana (USI), ha affrontato il tema dei possibili utilizzi dell'IA generativa in ambito educativo ai microfoni della trasmissione radiofonica "Alphaville", in onda su Rete Due (RSI).

Il 31 ottobre 2024 Giulia D'Agostino è stata relatrice, presso il Campus USI-SUPSI, di un seminario intitolato "Come insegnare a imparare un uso responsabile degli strumenti di Intelligenza Artificiale per compiti linguistici e di ricerca", inserito all'interno del ciclo di iniziative promosso da USI e SUPSI in collaborazione con l'Università di Lucerna e dedicato al tema dell'uso dell'IA generativa nel mondo dell'istruzione superiore. Nel corso del seminario ha approfondito le tematiche discusse durante il suo intervento radiofonico.

Sebbene l'IA generativa sia una tecnologia piuttosto nuova, l'IA in generale esiste già dagli anni ’50 ed è un concetto molto più ampio della sola generazione di testo, come spiegato da Giulia D'Agostino ai microfoni di Rete Due. Lo sviluppo di modelli come ChatGPT, tuttavia, ha portato l'IA alla ribalta, permettendone l'accesso al grande pubblico. "Tutti abbiamo cercato di utilizzare gli strumenti resi disponibili dall'IA generativa in ogni modo possibile perché sembravano un gioco interessante e con molte possibilità. Il problema è che, dal mio punto di vista, sono mancati la riflessione e lo spirito critico che dovrebbero caratterizzare ogni azione umana. Dovremmo quindi chiederci come funzionano questi strumenti e perché funzionano in una certa maniera, oltre che valutare la qualità delle risposte da essi fornite" ha commentato Giulia D'Agostino.

Utilizzare responsabilmente gli strumenti resi disponibili dall'IA generativa, secondo la dottoranda dell'USI, significa mantenere una distanza critica dalle risposte da essi fornite "Modelli come ChatGPT possono essere molto utili per i processi creativi, come i brainstorming, o per sintetizzare i contenuti di un testo, dobbiamo però essere noi a governare il processo. È quindi necessario sapere che cosa dicono i testi a grandi linee, per poter verificare che i modelli non abbiano inventato i contenuti". Dunque, va bene cercare utilizzi creativi e di supporto dell'IA generativa, ma non fidarsi ciecamente.

Parlando di modelli come ChatGPT in ambito universitario, spesso si teme che rendano più facile copiare o che portino gli studenti a non apprendere più i contenuti delle lezioni. “Non penso che dovremmo avere un approccio coercitivo, - ha affermato Giulia D'Agostino - chi vuole copiare trova sempre un modo per farlo. Questa situazione ci dà però l’opportunità di riflettere su cosa sia davvero importante trasmettere agli studenti, magari non nozioni mnemoniche, che si possono trovare facilmente online, ma piuttosto l'importanza di ragionare sui contenuti e avere uno spirito critico".

Il percorso proposto nel seminario è una via di mezzo tra l’entusiasmo acritico e la paura bloccante: “La polarizzazione non porta nulla di buono. Non bisogna essere entusiasti acriticamente, scambiando l’IA generativa per intelligenza vera. Allo stesso modo non bisogna però avere paura di questi strumenti, che, in quanto tali, possono essere buoni o cattivi in base all'uso che se ne fa. Bisogna comprendere che vi sono delle possibilità, e imparare a sfruttarle nel miglior modo possibile".

 

L'intervento di Giulia D'Agostino ad "Alphaville" (Rete Due - RSI) è disponibile al seguente link.