Le logiche della copertura mediatica: il caso di Brienz
Servizio comunicazione istituzionale
25 novembre 2024
Gli abitanti di Brienz sono stati costretti a lasciare le loro case a causa della minaccia di una frana. Attualmente la zona è limitata e sorvegliata con droni e telecamere e non si sa se e quando sarà possibile tornare nelle abitazioni. Alla vicenda è stata dedicata una notevole copertura mediatica, anche in considerazione delle ridotte dimensioni del paese, che conta appena 90 abitanti. Quali sono le ragioni di questo interesse da parte dei media? Colin Porlezza, Professore-assistente presso la Facoltà di comunicazione, cultura e società dell'Università della Svizzera italiana (USI), le ha illustrate ai microfoni di SEIDISERA (RSI).
Vicende come quella che ha recentemente coinvolto il paesino di Brienz (canton Grigioni) attraggono molta attenzione da parte dei media, come ha spiegato il Professor Colin Porlezza. "Fattori come il dramma, l’incertezza e la rilevanza umana giocano un ruolo chiave in questo interesse. È in quest'ottica che va compresa la copertura mediatica alla quale stiamo assistendo, che può sembrare eccessiva, ma solo a prima vista".
La vicenda, inoltre, secondo il Professore dell'USI, racchiude in sé più di un elemento utile a creare una narrazione coinvolgente per il pubblico: "Brienz è un paese che affronta una minaccia esistenziale a causa di un fenomeno naturale, viene quindi toccato il tema della crisi climatica e la fragilità della comunità davanti a eventi naturali estremi, catturando l’immaginazione e la preoccupazione del pubblico. Si tratta inoltre di un pericolo imminente e una potenziale tragedia che avverrebbe in Svizzera (e non all’estero)".
La copertura mediatica dell'evento può essere compresa, secondo il Professor Colin Porlezza, da due diversi punti di vista: da un lato le storie che evocano paura, empatia e solidarietà tendono ad avere maggiore risonanza, e di conseguenza maggiore probabilità di essere riportate dai media. Dall'altro, la copertura intensiva rispecchia le aspettative del pubblico, che "ha bisogno di connettersi, e magari anche prepararsi, a determinati eventi”. È proprio la programmabilità degli eventi legati alla vicenda di Brienz, evacuata ora per la seconda volta, a differenziarla rispetto ai tragici eventi causati dal maltempo di quest'estate. "Le redazioni possono programmare la copertura mediatica, rendendo possibile la partecipazione del pubblico e fornendo un accesso immediato e costante agli sviluppi".
In una situazione delicata come quella che sta vivendo la località grigionese è fondamentale saper bilanciare il diritto all'informazione con il rispetto delle persone coinvolte. "Credo che in questi casi il limite venga superato quando l’interesse compromette il rispetto per la dignità e la privacy delle persone in difficoltà e quando ciò amplifica la sofferenze delle vittime. Per un giornalista in questi casi è fondamentale attenersi ai principi deontologici della professione" ha concluso Porlezza.
L'intervista completa al Professor Colin Porlezza a SEIDISERA (RSI) è disponibile al seguente link (min. 8:30).