Antibiotici: la fiducia del medico può ridurre le prescrizioni inutili

© Anna Tarazevich
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Servizio comunicazione istituzionale

28 agosto 2025

Uno studio dell’USI sostenuto dal Fondo Nazionale Svizzero per la ricerca scientifica e diretto da Peter J. Schulz, Professore ordinario e ricercatore presso la Facoltà di comunicazione, cultura e società, mostra che la fiducia dei medici nei pazienti può contenere la richiesta di antibiotici non necessari e contrastare il rischio crescente di resistenze.

Cinque milioni di persone muoiono ogni anno a causa di infezioni batteriche, perché gli agenti patogeni sono resistenti agli antibiotici. Secondo l’OMS, nel 2050 questo numero sarà destinato a raddoppiare. Se nuovi principi attivi e terapie potranno rallentare questa tendenza, è altrettanto fondamentale un uso responsabile dei farmaci già disponibili.

"Ci interessa capire in che misura il comportamento umano contribuisca ad aggravare il problema dell’antibiotico-resistenza - afferma il Professore Peter J. Schulz -. Solo così potremo interrompere gli schemi errati". Il suo team all’USI ha identificato un fattore chiave: la fiducia che le mediche e i medici di famiglia ripongono nelle pazienti e nei pazienti.

Circa il 90% degli antibiotici viene prescritto negli studi di medicina di base. Tuttavia, una parte significativa di queste prescrizioni è inutile, soprattutto nel caso di malattie virali come il raffreddore, contro cui tali farmaci sono inefficaci. Eppure, molte persone chiedono ugualmente una ricetta e talvolta la ottengono. Secondo Schulz, tra le ragioni vi sono la mancanza di tempo durante i consulti e la limitata disponibilità ad affrontare un potenziale conflitto.

Per approfondire questi aspetti, lo studio ha analizzato l’interazione tra medico e paziente nel processo di prescrizione. Otto medici di famiglia e 101 pazienti della Svizzera italiana sono stati intervistati, fornendo informazioni anche sulla propensione a richiedere antibiotici. È emerso che gli uomini, le persone con un livello di istruzione più basso e chi si considera particolarmente soggetto a malattie tendono più facilmente a chiedere una prescrizione.

Il risultato più interessante riguarda però il ruolo della fiducia. Se ci si aspettava che fosse la fiducia dei pazienti nei confronti del medico a ridurre le richieste, lo studio ha mostrato un effetto inverso: quando è il medico a dimostrare fiducia verso il paziente, quest’ultimo chiede meno spesso antibiotici. "La persona sente che il medico si fida di lei e questo la induce a non fare la richiesta", spiega Schulz.

Questa dinamica apre nuove prospettive per ridurre il consumo superfluo di antibiotici. Una possibile applicazione pratica è la prescrizione differita: il medico rilascia una ricetta da utilizzare solo dopo alcuni giorni, qualora i sintomi persistano o peggiorino. Spesso, infatti, in caso di infezioni virali lievi, i disturbi si risolvono spontaneamente senza bisogno di antibiotici.

In nazioni come i Paesi Bassi questo metodo ha già ridotto in modo significativo l’uso inappropriato di antibiotici. Schulz sta ora indagando se il modello possa essere applicato con successo anche nel sistema sanitario svizzero. Si tratta di un approccio di “empowerment”, che mira a coinvolgere maggiormente le persone malate nelle decisioni mediche. "Non significa che possano ricevere l’antibiotico ogni volta che lo desiderano - chiarisce Schulz - ma che il medico confidi nella loro capacità di valutare correttamente il proprio stato di salute e assumere il farmaco solo quando è davvero necessario".