L'Istituto di studi italiani in difesa della RSI, pilastro dell'identità culturale della Svizzera italiana

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Servizio comunicazione istituzionale

13 febbraio 2026

In vista della votazione federale dell’8 marzo sull’iniziativa “200 franchi bastano”, l’Istituto di studi italiani (ISI) dell’Università della Svizzera italiana ha preso posizione per ribadire il valore centrale della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana (RSI) nella difesa e nella diffusione della lingua e della cultura italiana in Svizzera.

Una prima presa di posizione è stata espressa dallo scrittore e professore Fabio Pusterla, in un intervento pubblicato sul Corriere del Ticino, in cui sottolinea come la RSI rappresenti una delle principali istituzioni culturali del nostro territorio. Pusterla richiama l’attenzione sul ruolo cruciale svolto dalla RSI nel sostenere musica, cinema, teatro, letteratura, sport e iniziative locali, nonché sulla qualità riconosciuta del suo giornalismo, spesso indicato come modello di equilibrio, sobrietà e affidabilità. In questo contesto, l’adesione ticinese all’iniziativa “200 franchi bastano” viene definita come un rischio concreto di indebolimento di una delle maggiori imprese culturali della Svizzera italiana, con conseguenze anche occupazionali e istituzionali.

A questa riflessione si affianca la presa di posizione ufficiale della Direzione dell’Istituto di studi italiani, firmata dai professori Stefano Prandi e Sara Garau, anch’essa pubblicata sulla stampa. Nel testo, l’ISI ribadisce come una RSI forte e attiva sia essenziale non solo per la Svizzera italiana, ma per l’intero equilibrio federale e democratico del Paese. Viene inoltre ricordato il quadro di riparto nazionale, oggi particolarmente favorevole alla Svizzera italiana, che renderebbe incomprensibile – e autolesionista – un indebolimento del servizio pubblico radiotelevisivo a fronte di un risparmio definito minimo.

La Direzione dell’ISI richiama anche la collaborazione pluriennale tra l’Istituto e la RSI, resa possibile dalla ricchezza degli archivi e dalla professionalità dei suoi collaboratori, così come le opportunità di formazione, stage e lavoro offerte a studentesse e studenti. In questo senso, la riduzione del canone viene vista come una minaccia concreta anche per la formazione universitaria e per l’occupazione qualificata. L’ISI si allinea infine all’iniziativa Scienza per il servizio pubblico, sottoscritta da oltre mille docenti universitari in tutta la Svizzera a sostegno del servizio pubblico.

Con queste prese di posizione, l’Istituto di studi italiani dell’USI intende ribadire pubblicamente l’importanza della votazione dell’8 marzo e sottolineare come essa riguardi un bene comune essenziale: la vitalità della cultura italiana in Svizzera, la qualità dell’informazione e il ruolo del servizio pubblico nel sistema democratico federale.