L'italiano scomparirà per colpa dell'inglese?
Servizio comunicazione istituzionale
28 novembre 2024
La lingua parlata dalla generazione Z, ovvero coloro la cui data di nascita è compresa tra il 1997 e il 2012, è colorita da molte espressioni derivanti dall'inglese. Ma che effetto ha questa tendenza sull'italiano di uso comune? Laura Baranzini, Docente presso la Facoltà di comunicazione, cultura e società dell'Università della Svizzera italiana (USI) e Collaboratrice dell'Osservatorio linguistico della lingua italiana, ne ha parlato in un articolo pubblicato da Ticinonews.
La tendenza delle giovani generazioni ad adottare un lessico almeno in parte diverso da quello di chi li ha preceduti non è una novità. Al giorno d'oggi i nuovi termini, principalmente di origine inglese, vengono acquisiti soprattutto grazie a videogiochi, web e social media. Sebbene non manchino le critiche di chi non vede di buon occhio il fenomeno di anglicizzazione della lingua italiana, esso sembra non arrestarsi e la nostra lingua assorbirà sempre più termini derivanti dalla lingua inglese "a meno che non cambino in breve tempo gli equilibri economici e culturali mondiali", come ha spiegato Laura Baranzini, secondo la quale "non deve stupirci che le innovazioni linguistiche provengano massicciamente dalla lingua più influente culturalmente, e dalla lingua dominante nell’universo di internet, che è attualmente una delle fonti più ricche di nuovi modelli linguistici".
L'acquisizione di termini inglesi non deve essere percepita come una minaccia: in alcuni casi, ad esempio, l'arrivo di un nuovo vocabolo può portare alla formazione di una coppia di termini, nella quale generalmente il vocabolo di origine inglese assume un significato più specifico. "Il risultato è che l’italiano si arricchisce di una forma e di nuove sfumature di significato: laddove l’inglese ha solo mail, noi abbiamo mail e posta, e al posto di to chat sceglieremo, a seconda del contesto, chiacchierare o chattare. La forma inglese può anche portare con sé parte del mondo in cui è nata e si è diffusa, un certo numero di connotazioni legate all’inglese, o una capacità di sintesi maggiore di quella dell’italiano, caricando la parola o l’espressione inglese di una forza evocativa che la controparte in italiano non avrebbe (pensiamo per esempio a ok boomer, me too o ghostare)".
Laura Baranzini mette inoltre in guardia da un atteggiamento incoerente nei confronti dei forestierismi presenti nella nostra lingua: "tendiamo infatti a utilizzare senza alcuna esitazione quei termini che fanno parte dell’italiano da molto tempo e che abbiamo sempre sentito (pensiamo per esempio a film, bar, sport, hobby, computer, ecc.) mentre storciamo il naso di fronte alle forme più nuove, che ci sorprendono, ci colpiscono, e quindi ci danno più fastidio". Tuttavia, con il trascorrere del tempo, anche le forme che oggi al nostro orecchio suonano come esotiche, verranno completamente integrate nella lingua senza più essere percepite come forestierismi. È inoltre bene ricordare che non tutti i termini stranieri rimangono nella lingua italiana a lungo termine: solo una minima parte di essi infatti viene selezionata e diventa parte del lessico corrente.
Ancora, è importante non sovrastimare il fenomeno dell'anglicizzazione. Da un lato perché esso riguarda unicamente il lessico, un livello linguistico particolarmente permeabile (ovvero da sempre predisposto a subire influenze anche da altre lingue, ma che "non intacca in profondità il sistema linguistico"), dall'altro perché, stando a uno studio del 2009, "gli anglicismi in un corpus di italiano parlato della Svizzera italiana rappresentano lo 0,27% rispetto al totale di parole considerate, e per la maggior parte si tratta di anglicismi “di lunga data” come appunto okay o hobby. Un ulteriore elemento che contribuisce a una sovrastima degli anglicismi è che sono particolarmente presenti in ambiti ad alta visibilità come il linguaggio giornalistico o quello dei social media".
Se si vuole capire meglio il linguaggio dei giovani è necessario avvicinarsi al loro mondo e capire anche i loro riferimenti culturali, ma una distanza linguistica tra generazioni sembra fisiologica, e il linguaggio giovanile nasce proprio anche con la funzione di segnare la distanza dalla generazione precedente. Questo è uno dei motivi per cui questi linguaggi variano molto rapidamente. Allo stesso tempo è bene ricordare che anche per i giovani una buona competenza linguistica significa tra le altre cose saper padroneggiare più di una varietà di italiano e più registri linguistici differenti, e saperli adattare alle diverse situazioni comunicative. Spesso, poi, sono gli adulti - giornalisti, istituzioni ecc. - ad usare (meno spontaneamente dei giovani) un numero molto elevato di espressioni inglesi nella comunicazione pubblica.
L'intervista integrale a Laura Baranzini, curata da Andrea Scolari e pubblicata su Ticinonews, è disponibile al seguente link.