Patrizia Cavalli e il valore dell'ironia poetica

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Servizio comunicazione istituzionale

16 dicembre 2024

Si è recentemente tenuto presso l'Università della Svizzera italiana (USI) l'incontro "'Se ora tu bussassi alla mia porta'. Patrizia Cavalli e lo spazio della poesia", parte del ciclo "Cosa può la letteratura, e come. Lo spazio delle donne", proposto dall'Istituto di studi italiani (ISI). Sara Sermini, Assistente Post-doc presso la Facoltà di comunicazione, cultura e società dell'USI e relatrice dell'incontro insieme a Vega Tescari (Docente presso la Facoltà di comunicazione, cultura e società), ha approfondito la vita e l'opera di Patrizia Cavalli ai microfoni di Alphaville (Rete Due, RSI).

Patrizia Cavalli nasce a Todi nel 1947, e negli anni '60 si trasferisce a Roma, dove studia filosofia. La casa romana ricopre un ruolo centrale nella sua vita e nella sua opera poetica, come spiegato da Sara Sermini ai microfoni di Alphaville. "La poesia di Patrizia Cavalli si è nutrita della sua casa e dei suoi oggetti. La casa era uno spazio mitico e di incontro, un luogo riempito dall'autrice con gli oggetti che trovava. Patrizia Cavalli ha certamente contribuito a costruire un mito attorno alla sua figura e allo spazio che abitava". La biografia di Cavalli ha attirato l’attenzione non solo di critici letterari, ma anche di registi e artisti.

Quello che hanno provato a fare le relatrici dell'incontro è stato partire dallo spazio della casa per muoversi verso la sua poesia, che spesso scivola in secondo piano, mentre merita un'analisi più attenta. "Quando si parla di autrici donne – ha osservato Sara Sermini – la critica tende a dare particolare rilievo alle loro vite, costruendo biografie mitiche. Spesso, lo sappiamo, per essere note, le scrittrici devono aver avuto una vita eccezionale, molto spesso una vita tragica, come nel caso delle scrittrici suicide, e questo fa sì che l’opera, sovente, passi in secondo piano". Nel corso della conferenza Sara Sermini e Vega Tescari hanno voluto invertire la tendenza: "Lo spazio della casa è centrale nella poesia di Cavalli, quindi anziché partire dalla sua vita abbiamo deciso di partire proprio dalla sua poesia, ragionando sul perché questo spazio diventi centrale nella sua opera".

Il legame sviluppato dalla poeta nei confronti degli oggetti dimostra un forte interesse per la materia. Questo aspetto è illuminato da un suo libro uscito nel 2011 e significativamente intitolato 'Flighty Matters', in cui – spiega Sermini – l’attenzione è rivolta agli abiti, abiti di alta moda, osservati come oggetti d’arte e resi successivamente protagonisti di alcuni componimenti.  Anche il corpo è fondamentale nella poesia di Cavalli e i corpi presenti nei suoi versi hanno profondamente a che fare con la materia. "Questa visione del corpo proviene dall’ambito femminista; sebbene Patrizia Cavalli non si definisca tale, è quasi diventata una paladina di questo movimento” ha spiegato Sara Sermini. Come è sempre stato per il movimento femminista, anche per Cavalli “il corpo è tutto”.

Una delle caratteristiche formali della poesia di Cavalli, sulla quale Sara Sermini si è soffermata, è l’ironia, che è un tratto caratteristico della sua opera fin dalla raccolta d’esordio, pubblicata sotto l’impulso di una madrina d’eccezione, Elsa Morante, con il titolo Le mie poesie non cambieranno il mondo: “Qualcuno mi ha detto / che certo le mie poesie / non cambieranno il mondo. // Io rispondo che certo sì / le mie poesie / non cambieranno il mondo”. Attraverso l’ironia, Cavalli ha saputo mettere in discussione una certa frontalità politica, proprio negli anni ’70, cioè in anni di accesa militanza. La pratica politica, di ascendenza femminista, entra dunque nei versi di Cavalli non in maniera frontale o assertiva, ma proprio attraverso una lingua antielegiaca e dal tono ironico.

Scomparsa nel 2022, Cavalli riveste dunque un ruolo importante nel panorama poetico contemporaneo e la sua figura nonché la sua opera hanno permesso di approfondire alcune questioni che riguardano Lo spazio delle donne, di cui ha parlato Daniela Brogi nell’incontro di apertura del ciclo di letture dell’ISI, facendo luce sullo spazio che le donno occupano, non occupano oppure non è permesso loro di occupare all’interno del campo letterario.

Nel corso del ciclo "Cosa può la letteratura, e come. Lo spazio delle donne" l'ISI ha dato voce a numerose autrici: a partire da grandi nomi della classicità come Saffo, riletta da Jolanda Insana e Anne Carson, gli incontri hanno attraversato le scritture di epoca medievale, con Christine de Pizan; l’opera pittorica di Artemisia Gentileschi, studiata attraverso le parole della scrittrice Anna Banti; le scritture delle mistiche, da Maddalena de Pazzi a Veronica Giuliani; le scritture “nascoste” di personalità apparentemente marginali del Sette- e Ottocento attive negli spazi aperti tra accademia e salotti; le pratiche di mediazione interculturale messe in atto da figure poco note del Novecento, come Elma Baccanelli o Eleanor Pettinos; le opere di scrittrici che hanno abitato lo spazio tra lingue diverse, come Anna Felder, oppure che hanno raccontato lo spazio della migrazione, come Igiaba Scego, Erminia Dell’Oro e Jhumpa Lahiri.

 

L'intervista completa a Sara Sermini, in onda ad Alphaville (Rete Due, RSI) è disponibile a questo link.