L'Amministrazione Trump sotto la lente di tre esperti dell'USI
Servizio comunicazione istituzionale
14 febbraio 2025
L'Amministrazione Trump 2.0 è appena cominciata, ma ha già fatto molto parlare di sé. Alle numerose voci autorevoli si sono aggiunte quelle del Prof. Giovanni Barone Adesi, Professore emerito presso la Facoltà di scienze economiche dell'Università della Svizzera italiana (USI), del Prof. Edoardo Beretta, Professore titolare presso la Facoltà di scienze economiche, e di Alberto Bitonti, Docente presso la Facoltà di comunicazione, cultura e società, i quali hanno analizzato le mosse del tycoon da un punto di vista economico e comunicativo in articoli apparsi sul Corriere del Ticino e su Ticinonline, così come nel corso della trasmissione radiofonica Alphaville (Rete Due - RSI).
Partendo dall'analisi economica, Trump aveva annunciato dazi per le importazioni da Messico, Canada e Cina, i quali sono tra i principali partner commerciale degli Stati Uniti. I primi due Paesi hanno ottenuto una sospensione di trenta giorni, mentre da inizio febbraio 2025 alle merci provenienti dal Paese asiatico viene applicata una tariffa generale aggiuntiva del 10%, alla quale Pechino ha risposto con una misura altrettanto drastica: dal 10 febbraio saranno infatti imposti nuovi dazi fino al 15% su determinate merci e prodotti importati dagli Stati Uniti verso la Cina. I dazi potrebbero essere una strategia adottata dall'Amministrazione Trump per fronteggiare il consistente deficit commerciale con il quale gli Stati Uniti sono confrontati. "Nel 2023 il disavanzo commerciale degli Stati Uniti, cioè le importazioni dal resto del mondo rispetto alle esportazioni, è ammontato a 797 miliardi di dollari in un solo anno. Ciò significa che gli USA si stanno indebitando nei confronti del resto del mondo a un ritmo estremamente veloce e in forte crescita dalla pandemia in avanti - ha commentato il Professor Edoardo Beretta -. Si tratta in realtà di una situazione che si è cronicizzata storicamente a partire dal 1971". La strategia dei dazi mira a disincentivare l'importazione, senza stimolare però la produzione interna. Si tratta di una strategia che rispecchia un clima di tensione geopolitica e che manifesta la volontà di contrastare le importazioni dalla Cina.
Tuttavia, secondo il Professor Giovanni Barone Adesi potrebbero essere considerati come uno strumento utile per negoziare accordi: "Donald Trump è capace di cambiare politica molto in fretta. I dazi appaiono infatti sempre più come uno strumento di negoziato, ma che Trump non ha alcun interesse a mettere in pratica quando i Paesi con i quali dialoga raggiungono un accordo con gli USA". Ancora, il Professor Beretta sottolinea come per gli Stati Uniti i dazi possano rappresentare una leva contrattuale: "Gli USA ricorrono ai dazi come leva contrattuale nei confronti di altri Paesi per ottenere tutta una serie di altri obiettivi. Ad esempio, nel 2023 gli Stati Uniti hanno importato dalla Cina 450 miliardi di dollari di merci. Io dunque non credo che il fine ultimo di questa misura sia quello di danneggiare il consumatore finale, ma quello di utilizzare il dazio per rendere di nuovo forti gli Stati Uniti, anche da un punto di vista contrattuale, nei confronti dei propri partner commerciali".
La sospensione dei dazi nei confronti di Canada e Messico in seguito ad alcune concessioni in ambito migratorio da parte dei due Paesi avrebbe rappresentato per il Presidente un successo di immagine, come confermato ai microfoni di Alphaville dal Professor Edoardo Beretta: "Trump ha dimostrato di agire con una certa agilità e una certa rapidità. È importante ricordare che dovrà muoversi con una certa velocità, in quanto le primarie per la scelta del prossimo candidato, in entrambi gli schieramenti, inizieranno con un certo anticipo rispetto al termine del suo mandato, dandogli quindi una visibilità minore". La scelta di Messico e Canada di assecondare le richieste degli Stati Uniti rappresenta una via ideale anche per l'Europa? "Io credo che sia importante avere un dialogo continuo con gli USA - ha affermato il Professor Beretta - tuttavia non condivido l'opinione secondo la quale l'Unione Europea dovrebbe acquistare di più dagli Stati Uniti come strumento negoziale". La strategia economica di Trump deve inoltre confrontarsi con la finanza, che per il momento non sembra piegarsi agli appelli del Presidente, il quale aveva chiesto di tagliare i tassi d’interesse sui Fed funds, mantenuti invece invariati dalla Federal Reserve.
Sebbene a oggi l'Amministrazione Trump non abbia ancora presentato una chiara strategia per ridurre il debito pubblico (né ha definito degli obiettivi in tal senso), durante la campagna elettorale Trump ha espresso spesso il desiderio di un dollaro debole, così da favorire l'esportazione di prodotti americani e disincentivare l'importazione di prodotti stranieri. "Trump vuole sicuramente un dollaro più debole - ha affermato il Professor Giovanni Barone Adesi - ma ciò evidentemente non fa comodo agli altri Paesi, tra cui la Svizzera. Per quanto concerne la spesa pubblica, l'idea è di ridurla, almeno in parte, tramite il nuovo Dipartimento per l’efficienza governativa (DOGE) affidato a Elon Musk. Tagliare la spesa per l’amministrazione federale diminuisce infatti l’offerta di dollari, sempre che la Federal Reserve assecondi il Governo. Inoltre, poiché c’è una certa offerta di dollari in circolazione che deve essere assorbita dai mercati internazionali, mercati che poi esportano merci per ricevere questi dollari, se diminuisce l’offerta di dollari, c’è anche meno motivo per esportare".
Passando all'analisi della comunicazione, la dialettica del nuovo Presidente degli Stati Uniti risulta aggressiva, non solo nei contenuti, ma anche, e soprattutto, nelle modalità. La comunicazione di Trump introduce una novità significativa, come spiegato da Alberto Bitonti: "Più che nel linguaggio, la novità è nel contesto politico. A volte in campagna elettorale si usano toni molto forti. Si tende a polarizzare l'elettorato, per richiamare i propri elettori. Poi, una volta al governo, anche i leader più radicali tendono a moderarsi. Perché, una volta vinte le elezioni, di fronte alle responsabilità di governo si tende a cercare posizioni più equilibrate. E c'è anche un apparato statale che modera le istanze più estreme. Trump, invece, sta mantenendo toni forti almeno quanto quelli della campagna elettorale. E sta cercando pure di smontare alcuni dei contro-poteri del sistema democratico degli Stati Uniti".
Trump, inoltre, si presenta in modo differente rispetto alla maggioranza dei leader, indossando la maschera del cattivo e negoziando in modo duro e aggressivo. "È una dinamica tipica della polarizzazione. Nel momento in cui io attacco a testa bassa i miei avversari, rafforzo l'identità del gruppo che mi sostiene. Anche in passato, diversi leader autoritari (ma a volte anche democratici) hanno usato l'arma del 'nemico del popolo', che consiste nell'identificare nemici contro cui scagliarsi. È una vecchia tecnica per rendere più coeso il gruppo che sostiene il leader" ha spiegato Alberto Bitonti. Il nemico finisce per essere l'avversario politico, e la dinamica illustrata dal docente dell'USI non è altro che uno degli effetti dell'eccessiva polarizzazione politica. "Se da una parte una certa polarizzazione in politica è normale, quando questa si fa più radicale tende a creare divisioni che non sono solo politiche ma finiscono per riversarsi anche nel campo sociale. L'infosfera attuale, fatta di social media che tendono a premiare i comportamenti divisivi, rappresenta un ulteriore fattore di rischio, con una possibilità di diffusione di disinformazione molto più facile e veloce rispetto al passato".
Alla retorica di Trump esistono tuttavia degli antidoti e delle alternative: "È un problema complesso. Tuttavia, direi che un modo per combattere quella retorica è sottolineare ciò che accomuna i cittadini di un Paese rispetto a ciò che li divide. Nella storia recente degli Stati Uniti, il Presidente Obama ha per esempio usato molto spesso questo tipo di retorica, il topos dell'unità. Ciò che unisce i cittadini, che si tratti di Americani, di Europei, di Svizzeri, di cittadini di uno stesso Paese" ha concluso Alberto Bitonti.
L'intervista completa al Professor Giovanni Barone Adesi, curata da Dimitri Loringett per il Corriere del Ticino, è disponibile al seguente link, l'intervista al Professor Edoardo Beretta ad Alphaville (Rete Due - RSI) è disponibile al seguente link, mentre l'intervista completa ad Alberto Bitonti, curata da Simone Re per Ticinonline, è disponibile al seguente link.