La crisi dei media tradizionali: che futuro ha oggi la carta stampata?

© Digital Buggu
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Servizio comunicazione istituzionale

14 marzo 2025

I media tradizionali sembrano attraversare una fase di crisi e incertezza, come lasciano intuire i tagli al personale addetto alle redazioni recentemente annunciati da laRegione. Quali prospettive ha dunque oggi la carta stampata? Laura Amigo, Assistente con dottorato presso la Facoltà di comunicazione, cultura e società dell'Università della Svizzera italiana, ne ha parlato ai microfoni di Modem (Rete Uno - RSI).

Una delle problematiche principali riscontrate dalle testate giornalistiche è il calo degli introiti legati alle inserzioni pubblicitarie, che nel corso degli ultimi anni sono diminuiti drasticamente, tanto da causare nell'ultimo anno, nel caso de “laRegione”, una perdita di circa mezzo milione di franchi. Ciò ha portato a numerosi licenziamenti nelle redazioni giornalistiche che sono, purtroppo, una tendenza riscontrata in tutta la Svizzera e non solo, come spiegato da Laura Amigo: “Ci sono diversi fattori socioculturali, economici e tecnologici che stanno trasformando, e hanno trasformato nel corso degli ultimi 25 anni, l'ecosistema mediatico, contribuendo a questa crisi della stampa. Da un lato i media tradizionali non sono più considerati l'unica fonte di informazione, che oggi viene fruita principalmente sui social. Inoltre, oggi i cittadini non solo possono fruire delle informazioni, ma possono anche produrle. Vi è dunque una proliferazione di fonti di informazione alternative rispetto ai media, e questo ampio accesso ha fatto sì che il modello economico dei media tradizionali, basato principalmente sulla pubblicità e le vendite, si sia eroso. Non va inoltre dimenticato che anche gli aiuti pubblici sono diminuiti. Infine, c’è una crescente disconnessione del pubblico, che spazia dal disinteresse alla sfiducia nei confronti dei media e dei giornalisti”.

Un ulteriore punto sollevato da Laura Amigo è il fatto che la pubblicità si stia spostando sempre di più online, dove è possibile non solo calcolare in modo molto più preciso il numero di utenti che visita le pagine di informazioni, ma anche tracciare un profilo dei visitatori, così da mostrare loro contenuti pubblicitari più mirati ed efficaci. In Svizzera, la maggioranza degli introiti per le inserzioni online vanno, ad oggi, a colossi del web, come Google e Meta. Qual è dunque il ruolo che queste aziende giocano nel cambiamento del nostro modo di informarci? "Queste piattaforme sono diventate centrali nell'ecosistema mediatico, e questo è avvenuto in quanto il pubblico si informa principalmente attraverso i social. Si è visto chiaramente come i media tradizionali abbiano voluto aumentare le proprie entrate tracciando il comportamento online degli utenti, e ciò ha portato alla nascita di nuovi ruoli professionali, ad esempio il social media editor o il community manager. Si è dunque sviluppato un approccio di marketing: i dati raccolti e l’analisi delle preferenze del pubblico sono stati utilizzati non solo per orientare la pubblicazione di determinati contenuti così da generare traffico sul proprio sito, ma anche per ottimizzare la vendita di spazi pubblicitari. Si tratta tuttavia di una relazione complessa, in quanto i media tradizionali hanno riscontrato come si crei una dipendenza rispetto ai social, pertanto oggi alcuni di essi stanno cercando di creare una certa distanza dalle piattaforme online. Molti media tradizionali stanno esplorando nuovi modelli di business, come l'organizzazione di eventi o di conferenze tematiche. In generale si tratta di aiuti puntuali che integrano il modello economico classico, senza sostituirlo”. I media tradizionali, ha aggiunto la Post-doc dell'USI, stanno ancora cercando un modello di finanziamento alternativo, che sembra non essere ancora stato trovato.

Come confermato da Laura Amigo, ci sono degli studi che dimostrano come, malgrado la situazione difficile, il settore mediatico svizzero riesce a mantenere standard giornalistici elevati. Poiché un'informazione di qualità sembra non essere sufficiente per garantire la sopravvivenza delle testate giornalistiche è necessario trovare altre strategie per rendere nuovamente attrattivi i media tradizionali agli occhi dei consumatori; una delle possibilità potrebbe essere quella di focalizzare l'attenzione sull'attualità locale: “Puntare sull'informazione regionale può essere un valore aggiunto per i media tradizionali, a condizione di riuscire a creare una narrazione che collega il locale con ciò che succede a livello globale, in quanto questo permette ai cittadini di capire veramente cosa stia succedendo sul loro territorio, ma allo stesso tempo di avere una comprensione più ampia. Un esempio di narrazione di questo tipo si è visto durante la pandemia di COVID-19, quando tutti ci siamo rivolti ai media tradizionali perché sapevamo che fornivano informazioni verificate e affidabili, a differenza di quanto avveniva sulle piattaforme social” ha concluso la Post-doc dell'USI.

L'intervista completa a Laura Amigo a Modem è disponibile al seguente link.