Lotta al turismo di classe
Servizio comunicazione istituzionale
20 marzo 2025
Per contrastare il crescente fenomeno dell'overtourism molte località montane, ma non solo, scelgono di puntare su un turismo élitario, il quale permette inoltre maggiori introiti. Claudio Visentin, Docente presso la Facoltà di comunicazione, cultura e società dell'Università della Svizzera italiana (USI), in un articolo pubblicato da il Dolomiti, riflette sull'eticità di una scelta di questo tipo.
Sebbene Claudio Visentin riconosca che ogni territorio possa adottare delle strategie per ridurre l'overtourism, si dichiara scettico nei confronti dell'utilizzo della fascia di reddito dei propri visitatori come discriminante. "Le limitazioni sono necessarie in luoghi sempre più sovraffollati, ma non possono essere fatte in direzione di classe. Anzitutto, la strategia di mantenere la sempre più costosa industria sciistica con una crescita dei costi appare disperata e senza fondamento. Nel giro di pochi decenni non si scierà più, sia per le alte temperature e la poca neve, sia per l’estrema irregolarità dei fenomeni: in passato era possibile contare su una stagione ragionevolmente lunga e regolare, per cui i turisti programmavano quando andare a sciare. Ora invece è diventato tutto aleatorio e richiede sempre più energia e interventi". Proprio per questo, il Docente dell'USI suggerisce l'importanza di uscire dalla monocultura dello sci: "Dove si può ancora sciare ha senso continuare a farlo, ma senza nuovi investimenti e infrastrutture, mentre molte altre località stanno già passando a modelli diversi di turismo, proprio perché le prospettive future non guardano in questa direzione".
Claudio Visentin ricorda inoltre che è importante fare una distinzione tra i vari tipi di territori: "C’è un aspetto decisivo: se da sempre ci sono località esclusive accessibili a pochi, ciò non deve valere nei siti UNESCO. Quando un territorio è proclamato "Patrimonio dell’umanità", non si può poi decidere che questa umanità sono solo quelli abbastanza ricchi per potervi accedere, perché sarebbe una contraddizione evidente. Riguardo invece a una gestione dei flussi che punta solo alle fasce più alte in molti luoghi nel Mondo, dove non ci sono bellezze rare, un turismo elitario esiste da sempre e credo sia abbastanza inevitabile". Qualora l'accesso a un Patrimonio dell'umanità venisse limitato sulla base della disponibilità economica dei visitatori, dovrebbero essere le istituzioni internazionali a intervenire: "Certamente deve essere prima di tutto il territorio stesso a comprendere la contraddizione profonda che c’è tra questi due aspetti, ma in caso contrario ci possono essere interventi esterni per gestire quello che a me sembra davvero un palese contrasto” ha affermato Claudio Visentin.
Se in generale sembra esserci una certa resistenza al turismo predatorio, non sembra essere il caso delle Dolomiti, dove ai turisti vengono offerte esperienze di lusso. "Questa situazione apre un capitolo molto ampio su cosa si può fare per contrastare il sovraffollamento turistico senza ricorrere a queste strategie. La mia sensazione è che scelte di questo tipo siano molto rischiose: già oggi si sta diffondendo un movimento di resistenza verso questo turismo in qualche modo predatorio, nel quale gli investitori entrano in un territorio, lo trasformano, massimizzano i profitti nel breve termine e poi spariscono, lasciandolo da solo a subirne le conseguenze economiche, sociali e ambientali. In tutto il mondo è così e in tutto il mondo c’è un fenomeno di resistenza che non parte necessariamente solo dal basso. Da un po' di tempo, infatti, anche i pubblici poteri, i governi e le organizzazioni non guardano più tanto in quella direzione perché ormai gli esempi di come quel tipo di turismo non funzioni si moltiplicano: se si parla di turismo sostenibile e responsabile, non è solo per ragioni etiche ma anche perché sul lungo periodo è un turismo che funziona molto meglio" ha concluso Claudio Visentin.
L'intervista completa a Claudio Visentin per il Dolomiti è disponibile al seguente link.