I fan worlds come occasione sociale per i più giovani: un progetto USI mira a comprenderne i funzionamenti

© yankrukov
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Servizio comunicazione istituzionale

23 aprile 2025

Molti giovani interagiscono online con i propri coetanei nel contesto di comunità basate sulla condivisione di interessi e passioni, i cosiddetti “fan worlds”. Con il progetto “Swiss Fan Worlds and Social Exclusion”, vincitore di un finanziamento FNS, Eleonora Benecchi, Docente-ricercatrice presso la Facoltà di comunicazione, cultura e società, mira a comprendere come bambini e adolescenti che sono parte di queste comunità online percepiscano i rischi digitali, sviluppino competenze sociali ed emotive e mettano in atto strategie di resilienza.

Verranno impiegati questionari, interviste ed etnografia digitale per comprendere la natura delle interazioni digitale, indagandone potenzialità e rischi.

Eleonora Benecchi, le interazioni online in giovane età sono spesso considerate una minaccia, secondo lei possono anche rappresentare una risorsa?

"Assolutamente sì. È importante superare l’idea che le attività online dei giovani siano solo una fonte di pericolo. I fan worlds, ovvero le comunità digitali basate sulla condivisione di passioni, rappresentano oggi per molti bambini e adolescenti spazi fondamentali di socializzazione, espressione e apprendimento. In questi contesti i giovani non solo consumano contenuti, ma partecipano attivamente: discutono, creano, si confrontano, si sostengono. Il progetto Swiss Fan Worlds and Social Exclusion nasce proprio per esplorare questa ambivalenza: i rischi ci sono, ma possono coesistere con importanti opportunità di crescita. Nei fan worlds, i giovani sviluppano competenze relazionali, capacità empatiche e strategie di resilienza, anche in risposta a esperienze di esclusione sociale. Molti studi internazionali lo dimostrano, ma mancano dati aggiornati e specifici sul contesto svizzero. Inoltre, gli ambienti digitali sono cambiati: nuove piattaforme, nuovi stili comunicativi e nuove forme di partecipazione richiedono di aggiornare la nostra comprensione di queste dinamiche. È proprio ciò che vogliamo fare con questa ricerca".

Può aiutarci a capire meglio come funzionano le interazioni all’interno di un fan world e cosa le differenzia dalle altre relazioni sociali?

"Nei fan worlds le relazioni si costruiscono attorno a passioni comuni, come una serie televisiva, un videogioco, un libro. Quello che rende speciali questi spazi è il fatto che non si basano sulla prossimità fisica o su strutture sociali pre-esistenti, ma sulla partecipazione libera, sulla creatività e sul riconoscimento reciproco. Le interazioni avvengono con linguaggi e pratiche condivise che permettono ai partecipanti di sentirsi parte di una comunità. Queste relazioni, rispetto a quelle tradizionali, sono più fluide, più mediate dal digitale e spesso più intense sul piano emotivo. I fan non si limitano a consumare contenuti, ma li reinterpretano, li rielaborano, li trasformano. In questo processo costruiscono appartenenze e identità. Tuttavia, proprio questa intensità può anche portare a comportamenti problematici, a forme di esclusione o di conflitto. Per questo è importante osservare da vicino come i giovani imparano le regole implicite di questi ambienti, come negoziano ciò che è accettabile e come gestiscono i rischi. Il progetto intende studiare anche questi aspetti, per comprendere meglio la complessità delle relazioni digitali contemporanee".

Quali sono, secondo lei, alcune buone regole per rendere sicure le interazioni online di bambini e adolescenti?

"Credo che una delle regole fondamentali sia riconoscere l’esperienza e il ruolo attivo dei più giovani. Troppo spesso pensiamo alla protezione in termini di controllo o divieto, ma la vera sicurezza si costruisce dando ai ragazzi e alle ragazze strumenti per capire, valutare e reagire. Questo significa educare al digitale in modo critico, promuovere la consapevolezza dei rischi, ma anche rafforzare le loro capacità di affrontarli, insieme. Nel nostro progetto, ad esempio, raccoglieremo i vissuti diretti dei partecipanti attraverso diari, osservazioni e interviste: vogliamo capire quali strategie mettono già in atto, come cercano aiuto, come evitano situazioni tossiche. Ascoltare la loro voce è il primo passo per costruire regole condivise, utili e realistiche. Il progetto risponde anche al bisogno di aggiornare costantemente le nostre conoscenze. I contesti digitali sono in continua evoluzione, con l’emergere di nuove piattaforme e modalità di interazione. Dobbiamo capire cosa cambia, cosa si conferma, e come accompagnare al meglio i giovani nel loro percorso online, in modo che sia sicuro, ma anche ricco di opportunità".