Gli spot pubblicitari: da 60 anni sugli schermi della televisione svizzera
Servizio comunicazione istituzionale
14 maggio 2025
Sessant'anni fa la Televisione della Svizzera italiana (TSI), oggi Radiotelevisione Svizzera di lingua italiana (RSI), trasmetteva i suoi primi fotogrammi pubblicitari. Il Prof. Gabriele Balbi, Professore ordinario presso la Facoltà di comunicazione, cultura e società dell'USI, ha ripercorso la storia della pubblicità sul piccolo schermo ticinese in un servizio realizzato dal Quotidiano.
I primi spot venivano trasmessi rigorosamente nella fascia serale e solo una volta al giorno: "Telespot era in un momento ben definito e non lungo tutta la programmazione - ha spiegato il Professor Gabriele Balbi -. Vi era una dimensione giocosa, che mirava non tanto alla promozione diretta del prodotto, ma a costruire una storia attorno a esso".
L'analisi delle prime pubblicità trasmesse permette di trarre alcune considerazioni sulla società dell'epoca: "La dimensione di genere era molto diversa rispetto a quella odierna: spesso era presente una casalinga stereotipata. In qualche modo la pubblicità è uno specchio della società, perciò ci permette di capire cosa venga tollerato e dato per scontato" ha commentato il Professor Balbi.
Nonostante il notevole apporto finanziario dato dalle pubblicità, inizialmente la televisione svizzera scelse di rinunciarvi: "Gli editori svizzeri decisero di versare due milioni di franchi all'anno alla SSR pur di non avere la pubblicità in televisione. Questo mostra come vi fosse una battaglia tra stampa scritta e radio-televisione".
A guardare la RSI non era solo il pubblico ticinese, ma anche i numerosi migranti italofoni residenti oltralpe. "In alcune pubblicità si vede chiaramente come l'italiano emigrato sia il target di riferimento", spiega il Professor Balbi, il quale sottolinea però come vi fossero anche degli spot chiaramente destinati al pubblico ticinese.
Lo stile della pubblicità cambiò con l'avvento della televisione a colori: "La pubblicità in bianco e nero era più posata e limitata, con un minutaggio più lungo e un ritmo più lento. Il colore porta sicuramente un guizzo di vitalità, e l'idea di poter promuovere un prodotto anche attraverso la sua immagine visiva".
Gli inserzionisti promossero inoltre l'introduzione della logica degli indici di ascolto, che rappresentò la nascita della TV commerciale: "Anche nei servizi pubblici si inizia a pensare di spostare in fasce della giornata meno affollate alcune tipologie di programmi, come quelli culturali, e introdurre nei momenti maggiormente affollati - che per quanto riguarda la televisione sono quelli preserali e serali - giochi a quiz e programmi d'intrattenimento". Malgrado questo adeguamento strategico, la televisione svizzera non sembra aver relegato i programmi meno seguiti alle periferie del palinsesto, come ricordato anche dal Professor Balbi: "A sostenerlo sono alcune ricerche piuttosto recenti, che hanno mostrato come nel palinsesto SSR i programmi culturali abbiano ancora un ruolo piuttosto importante".
Al seguente link è disponibile una pubblicazione per approfondire la storia della Radiotelevisione svizzera di lingua italiana, che deriva da un progetto di ricerca di qualche anno fa che ha coinvolto il Professor Balbi e in generale l'USI.