Come cambia l'informazione in un mondo (sempre più) digitalizzato?
Servizio comunicazione istituzionale
3 settembre 2025
Il 10 settembre alle ore 18.30 presso lo Studio 2 RSI a Lugano-Besso si terrà una serata organizzata dalla SSR Svizzera italiana CORSI per riflettere su come sia cambiata l'informazione con l'avvento della digitalizzazione. Un tema che hanno deciso di introdurre grazie a un'intervista al Prof. Gabriele Balbi, Professore ordinario presso la Facoltà di comunicazione, cultura e società dell'Università della Svizzera italiana (USI).
La comunicazione ha assunto, al giorno d'oggi, un ruolo di primo piano in tutti gli ambiti professionali, ha spiegato il Professor Gabriele Balbi, il quale ha riportato l'esempio di due settori chiave: l'economia e la politica: "In ambito politico, i deputati utilizzano sempre più spesso i social media, attuando processi di disintermediazione per creare un rapporto più diretto con l’elettorato. Sul piano economico, invece, si registra il successo delle grandi società digitali – in particolare le big tech statunitensi e, in alcuni casi, cinesi – che negli ultimi anni si sono imposte sul mercato internazionale, rivoluzionando le abitudini degli utenti e diventando realtà economiche rilevanti su scala globale. Solo qualche decennio fa le aziende di media e comunicazione non erano ai primi posti per capitalizzazione di mercato, ma c’erano aziende petrolifere, farmaceutiche, del lusso, di automobili. Insomma, anche gli investimenti nella comunicazione e il suo valore globale sono esplosi".
Negli ultimi anni il modo di comunicare è cambiato: "Dispositivi come il computer e lo smartphone o infrastrutture come la rete internet hanno spostato il baricentro della comunicazione verso il digitale, incentivando la produzione e l’uso di questi apparecchi o servizi. Tale trasformazione ha avuto un impatto rilevante soprattutto sul piano socioculturale e sulla maniera di costruire i rapporti interpersonali" ha spiegato il Professore dell'USI, che ha però puntualizzato come "tecnologia e società si cambino a vicenda".
I cambiamenti nella comunicazione si riflettono anche sul nostro modo di informarci; ciò ha portato a una crisi dei media tradizionali, come i giornali cartacei, mentre prolifera l'informazione online: "Questa situazione presenta però almeno tre aspetti su cui vale la pena riflettere. Il primo è il fatto che gran parte delle notizie presenti sui social media viene presa dai media tradizionali, ma rilanciata sui social in forma gratuita e immediata. Il secondo riguarda il significativo spostamento delle risorse pubblicitarie: la quota destinata ai social media o alle Big Tech digitali come Google è oggi elevatissima e ha progressivamente eroso le entrate che un tempo garantivano la sostenibilità economica della stampa e dell’informazione tradizionale. Infine, è utile osservare la maniera d’informarsi degli utenti, che propendono sempre più per un modello orizzontale e targetizzato; non sorprende, in questo senso, che la comunicazione interpersonale – in particolare attraverso applicazioni come WhatsApp – venga indicata dagli utenti come una delle principali fonti d’informazione oggi" ha osservato il Professor Balbi.
Questi mutamenti rappresentano però anche una minaccia per il sistema democratico, come emerge da uno studio del Digital News Report 2024 dell’Oxford University’s Reuters Institute: "Più del 60% degli intervistati non crede più alle notizie ma soprattutto circa il 40% decide volontariamente di evitare di informarsi" ha ricordato il Professore dell'USI.
In un contesto tanto delicato, è fondamentale il ruolo educativo svolto dalle università: "È indubbio che l’università abbia un ruolo centrale. Il compito principale è quello di stimolare un pensiero critico, un termine spesso abusato, ma secondo me in sostanza si tratta di allenare il ragionamento indipendente e il dubbio come approccio ai problemi del mondo, inclusa la tecnologia. Inoltre, è suo compito quello di conoscere questi strumenti e capire come utilizzarli, senza propagare un negazionismo a priori, ma contribuendo a diffonderne un utilizzo consapevole e dichiarato, anche in ambito accademico. Inoltre, l’università può favorire un processo di alfabetizzazione digitale, facilitando la padronanza di questi nuovi strumenti digitali: lo può fare con progetti e sensibilizzazione dei pubblici e dei propri studenti. In generale ritengo che di fronte alle nuove tecnologie l’università non debba imporre delle raccomandazioni su come consumare l’informazione o peggio ancora dei divieti del tipo non si usa lo smartphone o non si usa ChatGPT, ma debba piuttosto dialogare efficacemente con i propri studenti, favorendo la comprensione e la consapevolezza nell’uso di questi sistemi" ha spiegato il Professor Balbi.
Secondo il Professore dell'USI, resta inoltre centrale il ruolo del servizio pubblico radiotelevisivo: "Il servizio pubblico radiotelevisivo riveste un ruolo fondamentale per diverse ragioni. In primo luogo, perché garantisce un’informazione non targetizzata, aperta al confronto con la diversità. Inoltre, svolge un compito essenziale di fact-checking, offrendo contenuti verificati e affidabili su cui i cittadini possono basarsi".
L'intervista completa al Professor Gabriele Balbi per SSR Svizzera italiana CORSI è disponibile al seguente link.