Un giornalismo più costruttivo, per riconquistare i lettori

© Digital Buggu
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Servizio comunicazione istituzionale

20 ottobre 2025

Le persone sono sempre più stanche del flusso continuo di notizie, ma al tempo stesso desiderano un giornalismo più costruttivo e orientato alle soluzioni. È quanto osserva il Prof. Colin Porlezza, Professore straordinario presso la Facoltà di comunicazione, cultura e società dell'USI e Direttore dell’Istituto di media e giornalismo (IMeG), commentando sulle pagine del Corriere del Ticino uno studio rappresentativo di Marketagen, sul consumo di notizie in Svizzera.

Secondo il Professor Porlezza, i risultati dello studio "confermano quanto dimostrato da precedenti analisi". Come spiega, "negli studi dell’Università di Zurigo si è notato che quasi il 40% degli svizzeri ha tendenza a non guardare più le notizie, il che in molti casi non significa estraniarsi completamente dal mondo dell’informazione, bensì piuttosto avere un approccio selettivo". Il Direttore dell'IMeG sottolinea che le emozioni negative dei lettori non dipendono solo dai temi trattati. "Magari c’è chi smette di consumare notizie perché è stufo di sentire parlare di conflitti e vuole in qualche modo proteggere la propria salute mentale. Ma la rabbia può essere anche generata dal modo in cui vengono esposte le news".

Il problema, aggiunge, è accentuato dai titoli sensazionalistici: "Le persone ammettono di essere attratte dai titoli sensazionalistici, anche se razionalmente sanno che magari non riguardano temi importanti e che possono anche essere fuorvianti. Le persone sono coscienti che questi titoli non hanno nulla a che fare con il giornalismo di qualità, tuttavia restano emotivamente legate a questo modo di consumare notizie". Porlezza evidenzia inoltre un aspetto economico cruciale: «Fondamentalmente in Svizzera il giornalismo non ha un problema di qualità. Il problema sta nella raggiungibilità del pubblico". Le testate, spiega, sono spesso spinte "a optare per una titolazione più sensazionalistica" per sopravvivere economicamente.

Guardando avanti, Porlezza invita a ripensare le pratiche professionali: "Il giornalismo costruttivo non vuol dire offrire solo notizie positive. Vuol dire esporre i problemi, ma provare anche a trovare qualche possibile soluzione agli stessi, magari coinvolgendo anche gli utenti". In conclusione, infine, il Direttore dell'IMeG effettua una riflessione sull’educazione ai media: "Ritengo che sia importante coltivare la cultura mediatica, offrendo una educazione ai media che parta già dalla scuola dell’obbligo".

L'articolo completo, realizzato da Andrea Stern, è disponibile cliccando qui.