Le proteste della Gen Z, un nuovo modo di mobilitarsi

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Servizio comunicazione istituzionale

19 novembre 2025

Dal Nepal al Marocco, negli ultimi mesi migliaia di giovani della Generazione Z - o "Gen Z", coloro nati tra il 1997 e il 2012 - sono scesi in piazza per protestare contro corruzione e disuguaglianze. Nell'ambito del Telegiornale trasmesso dalla RSI Alberto Bitonti, docente presso la Facoltà di comunicazione, cultura e società dell’USI, ha analizzato le dinamiche di questa nuova ondata di mobilitazione giovanile, profondamente intrecciata con i social media.

Secondo Alberto Bitonti, la prima chiave di lettura è culturale e generazionale: "La generazione Z è nata in un contesto completamente digitale, e di riflesso denota grande familiarità con tali mezzi. È quindi naturale che la Gen Z usi gli stessi strumenti che usa abitualmente per comunicare, anche in ambito politico". Le proteste osservate in Nepal, Marocco, Madagascar e Perù mostrano infatti movimenti nati e coordinati online, spesso grazie a piattaforme come Discord, originariamente pensate per i videogiochi ma oggi utilizzate per votazioni, discussioni politiche e organizzazione di manifestazioni. "I social sono uno strumento di apertura, di mobilitazione e di organizzazione in chiave antigovernativa" ha spiegato Bitonti, ricordando come per lungo tempo, prima di vederne i rischi sul piano della disinformazione, della polarizzazione e della sorveglianza, si sia visto in essi un forte potenziale di emancipazione.

Ma quanto riescono queste proteste digitali, a incidere sulla realtà? "Attività politiche, che a volte nascono online, non sempre riescono ad avere un impatto effettivo nel mondo reale", osserva il docente dell'USI. Le due dimensioni, tuttavia, sono ormai inscindibili: "Oggi è difficile avere una distinzione netta tra online e offline, tanto che alcuni parlano addirittura di on-life". Quanto alla possibilità che simili dinamiche emergano anche in Europa o in Svizzera, Bitonti non ha dubbi: "Anche l'Occidente ha visto diversi movimenti di piazza organizzati grazie a strumenti digitali avere un grande successo". Una tendenza che conferma la visione del “villaggio globale” del massmediologo canadese Marshall McLuhan: mobilitazioni diverse, ma alimentate dagli stessi strumenti e dagli stessi linguaggi.

L’intervista completa ad Alberto Bitonti, realizzata da Elisa Fraccaroli per il Telegiornale della RSI, è disponibile qui di seguito.

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