Rolf Potts e il Vagabonding come filosofia di vita
Servizio comunicazione istituzionale
23 marzo 2026
Viaggiare, non solo come consumo o attività per spuntare voci da una lista dei desideri, bensì come pratica consapevole, lenta e trasformativa. Un modo diverso di stare al mondo, prima ancora di attraversarlo. È da questa prospettiva che prende forma il Vagabonding, filosofia di viaggio e di vita che mette al centro il tempo, l’esperienza e le relazioni. Recentemente ospite dell’USI, lo scrittore di viaggio statunitense Rolf Potts ha tenuto una lezione aperta nell’ambito del Master in International Tourism. Attraverso racconti ed esperienze ha condiviso nove insegnamenti sul Vagabonding, proponendo il viaggio come pratica trasformativa e accessibile. Introdotto dal Professor Lorenzo Cantoni e ospite nelle lezioni del Professor Claudio Visentin, Potts ha incontrato un pubblico numeroso, con un’aula gremita e partecipe.
L’incontro, intitolato "Vagabonding: una nuova arte del viaggio?", ha offerto molto più di una testimonianza personale: è stato un percorso articolato attraverso nove insegnamenti, costruiti a partire da esperienze concrete, deviazioni impreviste e riflessioni maturate in oltre trent’anni di viaggi.
Il primo invito, rivolto da Potts al pubblico presente, è stato diretto e personale: non rimandare. "Non rinviate i vostri sogni di viaggio a un momento indefinito del futuro" ha spiegato raccontando la storia del nonno, che aveva lavorato una vita con l'intento di viaggiare con la moglie una volta in pensione. Un progetto infine mai realizzato, tristemente interrotto sul più bello dall'Alzheimer, che ha colpito la nonna. "La loro storia mi ha spezzato il cuore - ha proseguito lo statunitense -. Mi ha fatto capire che quell’idea, lavorare tutta la vita per poi vivere dopo, non faceva per me". Da qui la decisione di partire presto, lavorando come giardiniere e in un supermercato per poter finanziare un primo lungo viaggio in van negli Stati Uniti in compagnia di un amico, per diversi mesi. Seguito poi da anni di spostamenti tra Asia, Europa e Medio Oriente, finanziati con una seconda parentesi lavorativa in Corea del Sud, come docente di inglese.
Il viaggio, ha sottolineato l'ospite del Master in International Tourism dell'USI, non comincia dunque con la partenza, bensì molto prima. "Di fatto inizia nel momento in cui incominciate a risparmiare con un obiettivo in mente". Citando il filosofo naturalista John Muir, Potts ha riformulato il concetto di ricchezza: "Muir si sentiva ricco perché aveva tempo. È questa la vera valuta del viaggio". Una prospettiva che sposta il focus dalle risorse economiche alla gestione consapevole del proprio tempo.
Proseguendo nella sua presentazione, il 55.enne statunitense ha in seguito sottolineato come prepararsi prima di partire sia utile, ma al tempo stesso non debba diventare una gabbia. "Io dico sempre: dovete conoscere le vostre opzioni, non il vostro destino. Anche perché ogni giorno trascorso in loco insegna più di ore e ore di informazioni apprese a distanza, attraverso uno schermo". Le liste di luoghi da visitare possono essere un buon punto di partenza, dunque, ma rischiano di limitare l'esperienza se seguite rigidamente. "Se restate intrappolati nel circuito dei luoghi iconici e ‘instagrammabili’, vi perderete tutto il resto". Per Potts, il valore del viaggio emerge proprio quando si devia da quanto prestabilito "È così che, ad esempio, mi sono ritrovato a vivere delle corse di auto 'da rottamare' in Svezia, oppure scene inusuali come dei musicisti di cornamusa a Cuba".
Il tema economico, inevitabilmente importante, è stato affrontato da Potts senza retorica. "Viaggiare costa, certo - ha ammesso lo scrittore nordamericano -. Ma non deve essere costoso nel senso in cui lo immaginiamo". Pur riconoscendo che le condizioni degli anni ’90 erano diverse e più favorevoli, l'ospite dell'USI ha illustrato degli esempi recenti, come dei soggiorni a Sumatra (Indonesia) in strutture di qualità per meno di 20 dollari a notte. "Le alternative economiche ci sono, basta essere bravi a coglierle. Andate dove la vostra valuta è forte e cercate soluzioni che sostengano direttamente la popolazione del luogo, immettendo il vostro denaro nelle economie locali". Una scelta che è insieme sia pratica sia etica.
Un altro elemento decisivo è inoltre il ritmo del viaggio, sintetizzato da Potts in una frase: "Prendetevela con calma e viaggiate leggeri". Il 55.enne del Kansas ha raccontato di aver partecipato a un programma televisivo, in passato, viaggiando per sei settimane in cinque continenti senza alcun bagaglio, solo con i vestiti indossati. "Sembra assurdo, ma funziona. Il mondo è pieno di persone pronte ad aiutarvi e di risorse che potete trovare lungo il cammino". Rallentare significa inoltre sottrarsi alla logica della FOMO (Fear of Missing Out, la paura di perdersi qualcosa): "Ricordatevi sempre che non siete in viaggio per spuntare il maggior numero di voci da una lista, bensì per vivere il momento presente, e ciò che accade intorno a voi".
A questo proposito, uno dei principi più concreti del Vagabonding si traduce in un gesto quotidiano: camminare. "Camminate finché la vostra giornata non diventa interessante, è uno dei miei mantra" ha spiegato Potts. Il viaggiatore a stelle e strisce ha raccontato di essersi ad esempio ritrovato in una città diversa da quella prevista in occasione di un soggiorno in Marocco, a causa di un errore di pronuncia con un tassista. "In quella occasione avrei potuto arrabbiarmi, o intestardirmi nel tentativo di raggiungere la meta prevista. Invece ho deciso di restare dove ero capitato, abbracciando l'imprevisto. Ed è stata una delle esperienze più belle del viaggio". Allo stesso modo, tra un esempio e l'altro ha criticato l’eccessiva dipendenza da piattaforme come TripAdvisor: "Una volta in Asia, in cerca di un ristorante, ho seguito una recensione online invece di osservare ciò che facevano gli abitanti locali. Ho mangiato peggio e pagato il doppio".
Secondo questi parametri, va da sé, il viaggio non può avere un unico modello. E nemmeno dovrebbe. "Non fissate limiti" ha sottolineato Potts, invitando i presenti alla lezione ad immergersi nelle culture locali in occasione dei propri viaggi, partecipandovi attivamente. "In questo modo potreste ad esempio vivere il carnevale in Brasile travestendovi e prendendovi parte, invece che rimanere a bordo strada. Oppure potreste esplorare l'Islanda visitando i luoghi meno battuti, invece delle mete più fotografate. Ogni passo al di fuori dalla vostra comfort zone rende il viaggio più vostro, e in fondo unico nel suo genere".
Al centro dell’esperienza, tuttavia, resta un elemento cruciale e imprescindibile: le relazioni con le altre persone. "Il viaggio ruota tutto attorno alle interazioni - ha sottolineato Potts -. Anche quelle più semplici possono trasformarsi in connessioni significative. A volte basta una domanda banale come ‘da dove vieni?’, posta mentre siete in fila ad una fermata, per iniziare una conversazione che cambia la giornata, o addirittura la vacanza. In questo modo, nel corso degli anni ho costruito una rete globale di relazioni uniche nel loro genere, mantenute ancora oggi anche grazie ai social media. Lo statunitense ha inoltre illustrato come con la presenza di sua moglie nella sua vita, l’attrice Kristen Bush, il suo modo di viaggiare sia parzialmente cambiato negli ultimi anni, dopo il matrimonio: "Ora siamo spesso in due, e quindi alcuni parametri sono cambiati. È un modo nuovo di vivere questa esperienza, non per forza negativo. Anzi".
Potts ha infine chiuso la sua lezione ampliando la visione dei presenti, estendendo il concetto di Vagabonding alla vita di tutti i giorni. "Esso, in effetti, non si esaurisce con il ritorno a casa. Anzi, è un'attitudine che ci dovrebbe sempre accompagnare". Per l'ospite dell'USI, si tratta infatti di un approccio che va oltre il viaggio in senso stretto: "È un mindset, una mentalità che ognuno può adottare in ogni momento. Significa vivere il presente con curiosità, apertura e disponibilità all’imprevisto, anche nella quotidianità dei luoghi più familiari".