Il turismo in Ticino tra numeri, equilibrio e qualità

© DRAGONE1984/Pexels
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Servizio comunicazione istituzionale

23 marzo 2026

Il turismo in Ticino ha raggiunto un equilibrio stabile e soddisfacente. E ora, più che puntare alla crescita, dovrebbe riflettere sulla qualità, evitando una visione puramente economica e centrata sui numeri. Ad affermarlo è Claudio Visentin, docente presso il Master in International Tourism dell'USI, in un'intervista recentemente pubblicata sulle pagine de laRegione, realizzata da Vittoria De Feo.

Commentando i più recenti dati sul turismo cantonale, Claudio Visentin evidenzia come il settore abbia raggiunto una fase di stabilità: "In Ticino il turismo va bene così com’è. Ha raggiunto numeri importanti e stabili negli anni". Una condizione che, secondo il docente della Facoltà di comunicazione, cultura e società, non richiede necessariamente ulteriore crescita. Al contrario, Visentin mette in guardia da una lettura eccessivamente orientata ai numeri: "Non bisogna cadere nella schiavitù dei numeri. L’idea secondo cui bisogna sempre crescere è pericolosa". Anche perché il quadro attuale è "profondamente soddisfacente. I turisti sono tanti e non credo che ne possiamo, o vogliamo, accogliere di più".

Nel confronto con altre destinazioni, il Ticino si distingue per un turismo equilibrato e integrato nel territorio, lontano dai fenomeni di sovraffollamento: "Sul nostro territorio, per ora, non subiamo il pericoloso fenomeno dell’overtourism". Una situazione favorita anche da fattori esterni, come la concorrenza di destinazioni vicine, tra cui il Lago di Como. Un altro aspetto centrale riguarda la qualità dei flussi turistici. I numeri, osserva Visentin, non raccontano tutto: "Non ci dicono nulla sul tipo di turista, ad esempio". Esistono infatti differenze significative tra visitatori: "Un turista di ritorno, che va a vedere le cose che non ha visto la prima volta, che non si reca quindi più nelle principali attrazioni, è un turista leggero come una piuma. Al contrario, un turista di giornata, che magari arriva in macchina o con un pullman, è una iattura, è pesantissimo".

Il docente, nel suo intervento, richiama inoltre l’importanza di mantenere un equilibrio tra turismo e vita locale: "È importante che il turismo non diventi mai la prima industria, perché andrebbe a schiacciare tutto il resto". Il rischio, detto altrimenti, sarebbe di snaturare l’identità stessa dei luoghi. Accanto alla dimensione economica, Visentin sottolinea poi il valore sociale e culturale del turismo, fatto anche di incontro e scambio: "A tutti piacciono i guadagni del turismo, ma non devono tuttavia essere la priorità. Un Paese ricco non può avere una visione solo economica del turismo, perché appiattirsi su un discorso prettamente economico è controproducente. In quest’ottica, suggerirei di lavorare invece maggiormente sulla qualità dell’esperienza e sulla relazione tra visitatori e residenti".

In conclusione, tra le prospettive future, il docente del Master in International Tourism dell'USI cita in particolare la destagionalizzazione – resa possibile anche dal microclima ticinese – e una gestione attenta di fenomeni come affitti brevi e residenze secondarie, che possono avere ricadute sul territorio.