La telefonofobia e il rischio di perdere il dialogo

© cottonbro
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Servizio comunicazione istituzionale

6 maggio 2026

Sempre più giovani hanno la tendenza a evitare le telefonate, preferendo messaggi di testo e vocali. Il fenomeno, definito “telefonofobia”, è stato al centro di un servizio del Quotidiano (RSI), che ha raccolto anche il contributo del Prof. Lorenzo Cantoni, Professore ordinario e Vicedecano presso la Facoltà di comunicazione, cultura e società.

Per molti adolescenti e giovani adulti la comunicazione telefonica rappresenta una fonte di pressione: il tempo reale della conversazione lascia meno spazio rispetto ai messaggi scritti o vocali. Questa trasformazione delle abitudini comunicative solleva interrogativi sul modo in cui si sviluppano oggi le competenze relazionali.

Come osserva il Professor Lorenzo Cantoni, “pensiamo che la comunicazione sia produrre un messaggio. In realtà questa si chiama espressione, perché posso produrre messaggi davanti a un muro, ma non è una comunicazione: esprimo quello che penso. Diventa comunicazione quando c’è un’altra persona che interpreta il messaggio. Nel dialogo realizziamo questa magia di un incontro, in tempo reale, fra una persona che ha qualcosa da dire e una persona che è interessata a sapere quello che dice”. Un processo che rischia di indebolirsi quando la comunicazione si riduce a scambi asincroni e separati.

Il punto centrale, sottolinea Cantoni, riguarda lo sviluppo delle competenze dialogiche, che richiedono esercizio e contesto: “sono tutte competenze che s'imparano esercitandole. In una famiglia, o in un contesto in cui magari ci si parla poco, o ci si lascia solo dei vocali, questa capacità di dialogo e di adattamento di sé stessi all’interlocutore o all’interlocutrice non viene esercitata abbastanza”.

Il fenomeno della telefonofobia mette così in evidenza una trasformazione più ampia della comunicazione contemporanea, in cui la comodità e il controllo offerti dai canali digitali rischiano di ridurre le occasioni di confronto diretto, con possibili effetti sullo sviluppo delle capacità relazionali.

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