Turismo e geopolitica: come i conflitti e la politica influenzano i viaggi
Servizio comunicazione istituzionale
18 maggio 2026
Conflitti internazionali, tensioni politiche e percezione della sicurezza incidono sempre più sulle scelte di viaggio. In un approfondimento dedicato al rapporto tra turismo e geopolitica, Claudio Visentin, docente presso il Master in International Tourism dell’USI, ha analizzato come guerre, governi controversi e dinamiche sociali stiano trasformando il modo di viaggiare.
Secondo Claudio Visentin, il rapporto tra turismo e politica è sempre esistito, ma oggi assume forme nuove e più complesse. Conflitti e instabilità influenzano direttamente la mobilità internazionale, anche attraverso i consigli di viaggio emanati dagli Stati o le limitazioni delle assicurazioni. “Molti perdono la motivazione se sanno che la destinazione è più rischiosa”, osserva il docente del Master in International Tourism, sottolineando come spesso siano considerazioni pratiche e di sicurezza a orientare le scelte dei viaggiatori.
Visentin richiama poi il tema del turismo “responsabile e consapevole”, ricordando come in passato alcune destinazioni siano state oggetto di campagne di boicottaggio legate a violazioni dei diritti umani, e il rischio di "foraggiare" regimi politici controversi. Tra gli esempi più significativi figura quello della Birmania a metà degli anni Novanta. Oggi, però, l’approccio è cambiato: “Ora come ora, è più importante mantenere le porte aperte, dei contatti e dei canali di comunicazione anche con questi Paesi in difficoltà”. In questo senso il turismo può diventare anche uno strumento di collegamento con le popolazioni locali, privilegiando strutture indipendenti, piccoli alloggi e attività del territorio, sostenendo così la popolazione locale e non per forza le autorità.
Una parte importante dell’analisi, oggi, riguarda inoltre gli Stati Uniti. Dove, secondo Visentin, si starebbe verificando una sorta di “boicottaggio silente”. “Da quando è stato rieletto Donald Trump alla presidenza, ci sono stati effetti notevoli sui viaggi negli USA”, spiega, ricordando il calo degli arrivi internazionali registrato negli ultimi mesi, circa 4 milioni e mezzo di arrivi internazionali su circa 70 milioni di visitatori. A incidere non sarebbero soltanto motivazioni politiche, ma anche il sentimento diffuso di non sentirsi più accolti, aggravato dai controlli sui profili social e dalla percezione di un clima meno aperto verso i visitatori stranieri.
Per Visentin, rispetto al passato è cambiato anche il modo in cui nascono queste dinamiche: “Non ci sono più campagne delle grandi organizzazioni, strutturate, con appelli alla popolazione. Ora il processo è cambiato: il boicottaggio è qualcosa che corre più nei social media, che parte dai cittadini”. Parallelamente, il viaggiatore contemporaneo appare più consapevole della complessità culturale e politica del mondo. “Oggi i turisti sono più consapevoli del fatto che non tutti seguono le stesse regole”, conclude Visentin, evidenziando come il turismo resti uno spazio di incontro con realtà differenti, anche in un contesto internazionale sempre più instabile.