Come il giornalismo sta coprendo la pandemia COVID-19 nel mondo

Foto di Sandro Mahler, © Cooperazione
Foto di Sandro Mahler, © Cooperazione

Servizio comunicazione istituzionale

L'Osservatorio europeo di giornalismo (EJO) dell'USI da marzo sta mappando l'impatto della pandemia sul giornalismo in vari Paesi del mondo con una serie di articoli su questo tema, tutti disponibili qui e in costante aggiornamento. Il giornalista Patrick Mancini ha intervistato sulla testata Cooperazione il ricercatore post-doc presso l'Istituto di media e giornalismo dell’USI Philip Di Salvo il quale, con il collega Antonio Nucci, ha lavorato sull’analisi della copertura mediatica in Italia, intervistando alcuni giornalisti ed esperti del settore.

Grazie al suo network internazionale di ricercatori in ambito mediatico e giornalistico l’EJO ha voluto lanciare un nuovo progetto che va ad analizzare le uscite sui media in merito all’emergenza sanitaria a livello internazionale, toccando Paesi che godono della libertà di stampa e altri dove questa è invece più limitata. Lo scopo del progetto è fornire analisi utili ai professionisti dei media e agli osservatori del settore per comprendere al meglio il dibattito in corso in vari Paesi. Inoltre, l’Osservatorio pone l’accento anche sulla limitazione della disinformazione e gli sforzi fatti per evitare stereotipi sulla crisi in atto.

La ricerca nasce proprio in risposta all’"infodemia" - termine già approfondito da Philip Di Salvo in un recente video - che ha caratterizzato queste settimane e ha sottolineato l'importanza di avere testate di riferimento autorevoli: “Di fronte a una simile pandemia, determinati modelli di giornalismo rischiano di non essere più credibili. Col collega Antonio Nucci abbiamo analizzato in particolare la stampa italiana, ma anche i colleghi di Dortmund o di Oxford ci danno indicazioni analoghe. La logica commerciale online si basa principalmente sui click. E dunque si cercano i titoli e le frasi a effetto per accalappiare il pubblico e per fare contenti gli inserzionisti. Ma siccome la pubblicità è in calo, questo modello non solo può risultare fastidioso per il lettore, bensì anche poco redditizio per la testata stessa. Sempre più media, soprattutto online, stanno chiedendo un contributo diretto ai lettori. E il pubblico è disposto a pagare, se gli vengono offerti contenuti di qualità”, spiega nell’intervista di Cooperazione Di Salvo.

L’intervista completa è disponibile a questo link e nel pdf allegato: https://www.cooperazione.ch/incontri/2020/bombardati-dai-media-267850/

Maggiori informazioni sul progetto EJO: https://en.ejo.ch/ethics-quality/how-media-worldwide-are-covering-the-coronavirus-crisis

 

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