La Dama de Cao, la donna che cambiò la storia del Perù
Servizio comunicazione istituzionale
14 marzo 2025
Il dottor Régulo G. Franco Jordán, archeologo peruviano di fama mondiale e già direttore del sito patrimonio dell’umanità dell’UNESCO di Machu Picchu, è stato ospite dell’USI presso la Cattedra UNESCO diretta dal professor Lorenzo Cantoni e ha tenuto una lezione al Master in International Tourism. Durante il suo intervento, intitolato “Dai Moche agli Inca. Un viaggio nell’archeologia peruviana dalla Señora de Cao a Machu Picchu”, ha accompagnato i presenti in un’affascinante immersione nell’epoca precolombiana dell’America del Sud, soffermandosi sulla scoperta che ha segnato la sua carriera e profondamente cambiato la comprensione della storia del Perù: il ritrovamento della Dama de Cao, la prima donna riconosciuta come leader della civiltà Moche.
Il rinvenimento, che ha stravolto paradigmi e concezioni assodate da decenni, è avvenuto quasi vent’anni fa nel 2006, nel nord-ovest del Perù. Più precisamente nel sito archeologico della civiltà Moche di El Brujo. Un giorno, nel corso delle ricerche, Franco Jordán e il suo team scoprirono quello che una volta fu un grande tempio, il più grande della zona. E al suo interno trovarono un recinto cerimoniale con dipinti e splendide iconografie, raffiguranti il mondo Moche. “Fu una scoperta straordinaria, la migliore della mia vita – ha raccontato l’archeologo peruviano –. Quel giorno, già così, mi sentii l’uomo più felice e appagato della Terra. Non potevo immaginare che, di lì a poco, le cose sarebbero ancora migliorate”. Più in basso, a due metri di profondità circa, li attendeva infatti una clamorosa sorpresa. “Scavando ulteriormente trovammo una tomba con un fardo funerario, accanto al quale vi era un secondo scheletro di quella che abbiamo poi scoperto in seguito essere un’adolescente, nonché diversi oggetti come vasi di ceramica, armi e gioielli. Nessun fardo rinvenuto prima di allora era mai stato scoperto in uno stato di conservazione così buono. E quello, lo appurammo in seguito, risaliva a ben 1’700 anni prima del nostro ritrovamento”.
Pesante oltre 100 chilogrammi, il fardo venne estratto e trasportato all’esterno nell’ambito di una processione sotto la sapiente guida di un curandero, un guaritore locale, espressamente voluto da Franco Jordán stesso per eseguire – nel mentre – un rituale di benvenuto che manifestasse rispetto per la salma. Seguirono i lavori di rimozione dei vari strati di tessuto che avvolgevano il corpo, fino ad arrivare ai resti veri e propri. Sin lì il team dell’archeologo peruviano era assolutamente convinto di aver rinvenuto un uomo, e che si trattasse di un sacerdote di assoluto rilievo, forse persino un sovrano. Invece non appena vide la salma, John Verano – famoso antropologo e Professore presso l’Università di Tulane, giunto sul posto per l’identificazione – spiazzò tutti: “Si tratta di una donna”. Quel momento, ha raccontato Franco Jordán nel suo intervento all’USI, ha cambiato per sempre l’interpretazione della storia del Perù: “Non vi era alcun dubbio, dinanzi a noi v’era una donna che, in vita, era stata estremamente potente. Tutto lo lasciava inferire: dai tatuaggi di serpenti, ragni e puma sul suo corpo agli oggetti rinvenuti sopra o accanto allo stesso. Così come la scelta del luogo e la tecnica di sepoltura. Si trattava di un’autorità assoluta, probabilmente una curandera a sua volta, una sacerdotessa, che era costantemente connessa con il cielo ed esperta di astronomia. Parliamo di una figura semi-divina di alto, altissimo rango, non solo spirituale ma anche politico. Questo fatto ha completamente stravolto quanto ritenuto fino ad allora, ovvero che ai vertici della civiltà Moche vi fossero soltanto figure maschili”. Recentemente studi condotti all’Università di Harvard sul DNA delle salme rinvenute nel sito, ha permesso di stabilire che assieme a quella che oggi è conosciuta come la Dama de Cao, erano sepolti svariati membri della sua cerchia famigliare.
Oggi la Dama de Cao è esposta in un museo attiguo al luogo del suo ritrovamento, costruito appositamente per tramandare la sua grandezza e l’importanza di quel sito archeologico. “Per rispetto nei suoi confronti e di tutti gli antenati, tuttavia, la salma non è direttamente visibile” ha spiegato l’archeologo peruviano. L’impatto della Dama sulla regione, nel corso degli ultimi decenni, è stato molto significativo. E ha trasceso i confini del complesso di El Brujo. “La sua scoperta ha rinforzato l’identità delle donne di tutta l’area, e non solo. La Dama de Cao e il suo potere vengono costantemente omaggiati e onorati, ed ella è ormai divenuta un pilastro della cultura e della tradizione locale”.
Il futuro dell’archeologia peruviana, tra conservazione e nuove scoperte
Chiudendo la finestra sul passato, nella fase conclusiva del suo intervento all’USI Franco Jordán ha poi parlato del suo presente, avendo diretto nel 2024 il sito archeologico di Machu Picchu, e del suo futuro. Nel primo caso, ha illustrato come oggi storia e tradizione si scontrino quotidianamente con un problema di estensione globale: il cosiddetto “overtourism”. “Gran parte dei turisti che visitano il Perù focalizzano la loro attenzione su una manciata di luoghi, come Machu Picchu – ha spiegato il terzo direttore del sito ad essere giunto in visita all’USI nel corso degli anni, un primato mondiale –. In alta stagione Machu Picchu arriva a contare fino a 5’600 visitatori al giorno, che tuttavia nel corso degli anni hanno avuto un impatto problematico. Al momento siamo stati costretti a chiudere alcune zone, e presto dovremo implementare ulteriori paletti. È davvero un peccato, e per questo motivo ci stiamo muovendo al fine di individuare e offrire delle alternative valide, in grado di stuzzicare l’appetito dei viaggiatori e di ridurre i flussi quotidiani nelle aree più ‘calde’. Stiamo creando delle mappe con interi percorsi volti a far scoprire ai visitatori anche siti che oggi appaiono secondari, ma che invece rivestono un’importanza altrettanto cruciale. Proprio come il complesso di El Brujo, casa della Dama de Cao”.
Franco Jordán non ha tuttavia rinunciato alla sua vocazione primaria: la ricerca sul campo. Anzi. “Ad aprile condurrò una spedizione nella zona della montagna Pitusiray (quasi 5’000 metri di altitudine, ndr). Siamo convinti che quel luogo, sulla base di alcuni riscontri legati a dei testi e delle iconografie molto antiche, potrebbe essere connesso all’origine della civiltà Inca. E, sì, legato pure a dei tesori che i locali nascosero ai conquistatori spagnoli. Grazie a dei sofisticati strumenti di geomagnetismo, andremo alla ricerca di questi reperti, che – è quello che ci auguriamo – potrebbero arricchire e di molto quanto già sappiamo della storia del Perù”.