Laurent Thévenot: "Nuove forme di potere, tra standard e obiettivi misurabili"

Laurent Thévenot (foto Alexei Kouprianov, Wikipedia).
Laurent Thévenot (foto Alexei Kouprianov, Wikipedia).

Servizio comunicazione istituzionale

Convenzioni come gli standard industriali, regolano oggi buona parte delle attività economiche e sociali. Una convenzione è uno schema comportamentale che si stabilisce e al quale gli individui si adeguano (per esempio, il codice stradale). Una delle conseguenze economiche delle convenzioni è la riduzione dei costi di transazione. A partire dagli anni 1980 a Parigi, esse sono divenute l’elemento centrale della cosiddetta «economia delle convenzioni». Fra i fondatori di questa scuola di pensiero vi è il sociologo francese Laurent Thévenot il quale, assieme al collega Luc Boltanski, pubblicò nel 1987 Les économies de la grandeur, testo tradotto in molte lingue, ma non (ancora) in italiano. La nuova teoria metteva in discussione l’assunzione che l’economia fosse regolata unicamente dal mercato e dalla concorrenza, studiando quindi la moltitudine di convenzioni e quelle che regolano il nostro modo di vivere quotidiano (dalle norme di legge a quelle di costume, passando per tutti i codici sociali) che contribuiscono in modo importante a conformare e coordinare le nostre azioni. Il professor Thévenot è stato ospite dell’Istituto di marketing e comunicazione aziendale dell’USI, mercoledì 26 ottobre 2016, sul campus di Lugano, per una conferenza sulle «Nuove forme di potere: il ruolo degli standard di certificazione».

Da tempo si assiste all’emergere di nuove forme di potere, capaci di condizionare la vita di tutti i giorni in modo silenzioso e pervasivo: gli standard di certificazione. Lei ha paragonato queste forme di potere agli «abiti nuovi del re». Perché i cittadini li osannano e quali «nudità» nascondono?

«Anche in una prospettiva pragmatica in cui gli individui, spinti dal senso del giusto, criticano le forme convenzionali, queste ultime mantengono tuttavia un potere sulle azioni altrui. Quindi, fingere che questo potere sia legittimo provoca, giustamente sospetto, dubbio e critica rispetto a tale intento di uguaglianza. 
Ogni forma di istituzione, d’autorità, di certificazione conferisce un potere di coordinamento sugli altri, che agisce solo fintanto che la forma sia effettivamente riconosciuta come investita di tale autorità e funga da base per le loro azioni (nei numerosi casi in cui non è semplicemente imposta con la forza). L’“investimento di forma” non serve solo a costituire una convenzione, ma è più in generale un’operazione che veste, che ricopre una persona di un’autorità e un potere di coordinamento sulle attività altrui. Tutto il racconto Gli abiti nuovi dell’imperatore, di Hans Christian Andersen, ruota intorno a questa veste e al dubbio critico che ne scaturisce. 
L’analisi empirica e teorica del «governo tramite le norme», un fenomeno che avevo individuato circa vent’anni fa ma la cui estensione ha ora raggiunto livelli senza precedenti, mostra un’evoluzione storica dei poteri in termini di valore di legittimità: se tali poteri erano inizialmente attribuiti ai “valorosi”, dunque alle persone, ora si sono trasferiti nelle cose. Il concetto di feticismo delle merci testimonia dell’analisi di Marx sull’illusione del potere insito negli oggetti, ma oggi la standardizzazione mira a racchiudere negli oggetti dei valori molto diversi ed evidentemente più etici e politici (palesi in attributi quali equosolidale, sostenibile, ecologico…)». 

Vista la situazione geopolitica attuale e soprattutto le tensioni sociopolitiche in Occidente, specie negli Stati Uniti e nell’UE, si può affermare che il sistema economico globalizzato è giunto al capolinea? In altre parole, il sistema dello Stato-Nazione è salvo? 

«L’analisi del governo tramite le norme evidenzia che la crisi attuale non è solo una crisi economica provocata dai mercati finanziari, ma anche una grave crisi politica del progetto europeo e delle nazioni che vi partecipano, nelle quali aumenta la diffidenza verso le istituzioni democratiche. Colpisce in particolare il fatto che per molti europei, soprattutto per coloro che sostengono i discorsi reazionari dei populisti di estrema destra, l’Europa appare solo per le normative, gli standard che pesano sulle loro attività quotidiane, elementi che sembrano arbitrari e senza benefici apparenti.

 

 

 

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