Controparte digitale: il mito dei supporti analogici - Aspettando la conferenza "Rethinking Digital Myths"

Servizio comunicazione istituzionale

In preparazione alla due giorni di conferenze sul tema “Rethinking digital myths. Mediation, narratives and mythopoiesis in the digital age” organizzata all’Università della Svizzera italiana il 30-31 gennaio 2020, proponiamo una serie di approfondimenti su alcuni miti dell’era digitale grazie alle proposte di docenti e ricercatori della Facoltà di scienze della comunicazione dell'USI e di docenti e ricercatori ospiti. Dopo il primo intervento sulla caduta del mito del cyberspazio di Paolo Bory e Philip Di Salvo, proponiamo ora quello a firma di Simone Dotto, Università degli Studi di Udine, e Simone Natale, Loughborough University.

 

Mondi paralleli?

"Viviamo in un mondo analogico", sostiene un articolo pubblicato in una rivista online dedicata al design digitale. Anche se i "computer sono digitali", continua l’articolo, "le informazioni e i segnali provengono dalla sfera fisica, e lì devono tornare per poter essere percepiti. Non importa quanto sia digitale un supporto elettronico, avrà sempre bisogno di un’interfaccia che traduca i segnali dal mondo fisico a quello digitale dell'elettronica".   

L'articolo ribadisce una narrazione ricorrente sulla distinzione tra analogico e digitale che è radicata nel nostro senso comune. L'idea stessa che un mondo "virtuale" rappresenti un ambiente diverso ma paragonabile a quello "reale" si basa sulla convinzione che i due termini, analogico e digitale, appartengano ad una dimensione separata e parallela della nostra esistenza. Tuttavia, come sottolinea Jonathan Sterne, tale visione si basa su un'errata comprensione del significato del termine, che tende ad allargare "la definizione di analogico a tutto ciò che non è digitale" e "veicola retoricamente l’idea che il punto di confronto principale - sia esso storico, ontologico, estetico, istituzionale, o di altra dimensione - sia tra le tecnologie digitali e tutto il resto del mondo". In origine, il termine analogico era usato per descrivere una specifica entità di natura tecnica - che, tra l'altro, può essere eseguita anche dagli stessi computer. Mentre l’elaborazione digitale converte qualsiasi entità in valori numerici e quindi discreti, l’elaborazione analogica utilizza valori continui per eseguire calcoli. In nessun modo questo concetto può essere applicato per descrivere l'intero mondo fisico, per non parlare della "realtà" – qualunque cosa essa sia.

 

La diffusione dell’analogico nell’immaginario digitale

Anche se l’idea che una riproduzione tecnica ci possa avvicinare di più al mondo reale è ingannevole, un approccio critico a questo concetto diffuso, anche se erroneo, può rivelarci quali valori sociali e culturali vengono attribuiti a diverse tecnologie. La persistenza dello stesso immaginario si riflette, ad esempio, nei significati affettivi che vengono attribuiti ai media analogici, percepiti da molti come una fuga dall'ubiquità dei dispositivi digitali. Il ritorno dei dischi in vinile, che dopo la quasi scomparsa negli anni 2000 ha conosciuto negli ultimi anni una forte crescita, va inteso in questo senso come parte integrante della cosiddetta era digitale. Nei piccoli dettagli della nostra vita quotidiana possiamo trovare una traccia del ruolo che sia il digitale che l'analogico giocano nel nostro immaginario. Piuttosto che contrastare l'impatto dei media digitali, indossare magliette che ritraggono vecchi media e comperare una polaroid per scattare foto in una serata di festa serve solo come conferma indiretta della dimensione mitica che il digitale ha acquisito nel nostro mondo contemporaneo.

A volte i miti si sviluppano contrapponendo due concetti o idee. Il mito dell'Intelligenza Artificiale, ad esempio, è nato dalla costante controversia fra coloro che credevano nella possibilità di creare macchine pensanti, e quelli che ne negavano la fattibilità. Come il protagonista di un romanzo romantico, anche il mito del digitale ha avuto bisogno della sua controparte, l'analogico, per diventare una delle narrazioni più influenti nelle culture contemporanee.

 

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