La nascita del Web: una ricerca USI, in collaborazione con il CERN, ne indaga le origini

© 2006 CERN, Maximilien Brice
© 2006 CERN, Maximilien Brice

Servizio comunicazione istituzionale

18 Febbraio 2020

Gabriele Balbi, professore associato in media studies presso l'Istituto di media e giornalismo (IMeG) dell’Università della Svizzera italiana e Direttore del rinnovato Bachelor in comunicazioneha recentemente ottenuto il sostegno del Fondo Nazionale Svizzero (FNS) per portare avanti un ambizioso obiettivo: indagare come si è sviluppata l’idea del Web, grazie all’accesso esclusivo agli archivi dell’Organizzazione europea per la ricerca nucleare (CERN), luogo di nascita del “www”. Era infatti il 1989 quando Tim Berners-Lee e Robert Cailliau diedero l’avvio, appunto presso il CERN, ad un progetto che aveva il semplice scopo di prevenire la perdita di informazioni e facilitare la condivisione di documenti. Nei 30 anni successivi, quell’idea, ribattezzata “world wide web”, sarebbe stata destinata a cambiare radicalmente la nostra società, il modo di cercare informazioni, comunicare, lavorare e perfino i nostri rapporti interpersonali.

Professor Balbi, come nasce questo progetto?
Da un fallimento. La prima proposta di ricerca sottoposta alla valutazione del FNS era stata infatti bocciata, prevalentemente per via dell’impossibilità di accedere ai dati contenuti negli archivi del CERN. Successivamente, grazie anche ad un importante dialogo tra il Rettore dell’USI Boas Erez e la Direttrice generale, Fabiola Gianotti, il CERN ha deciso di aprire in esclusiva i suoi archivi, convinto dell’importanza di questo approfondimento “storico” volto ad interpretare al meglio i cambiamenti in atto nella società odierna. Forti di questa opportunità unica, abbiamo ripresentato il progetto al FNS che ci ha infine accordato il finanziamento.

Oltre e lei ci sarà Eleonora Benecchi alla guida di questa ricerca che si snoderà sull’arco di quattro anni e prevedrà l’impiego di due dottorandi ed un post-doc. Prof. Balbi, quali sono le peculiarità del progetto?
L’idea principale dello studio consiste nel ricostruire la storia della nascita del Web avvalendosi di una documentazione oggettiva, quelle che noi storici chiamiamo fonti. Fino ad ora infatti, le vicende legate alla creazione del Web sono state prevalentemente narrate in maniera episodica dagli stessi protagonisti (ad esempio Berners-Lee e Cailliau sono autori di due libri sull’argomento), o ancora da storici della comunicazione che tuttavia non hanno mai avuto accesso al materiale contenuto negli archivi. Per noi la collaborazione con il CERN riveste un’importanza strategica poiché, oltre a poter contare sulla cooperazione del Responsabile della comunicazione del CERN, Dr. James Gillies, ci sarà data la possibilità d’intervistare altre figure chiave, magari ancora sconosciute, che hanno però contribuito in maniera sostanziale allo sviluppo del Web. Dopo una prima fase di raccolta di dati e informazioni, ci focalizzeremo successivamente sul dibattito avvenuto tra la fine degli anni ‘80 e l’inizio degli anni ’90 in seno al CERN. A quanto sappiamo, questo verteva primariamente sullo sfruttamento commerciale o meno del nuovo sistema che è poi stato rilasciato gratuitamente nel dominio pubblico nel 1993. La comunicazione interna verrà inoltre confrontata con i contenuti pubblicati in riviste specializzate e non. Oggetto di studio saranno infine le narrative e le metafore legate al Web nel corso degli anni. L’idea, infatti, non sempre è stata accolta con entusiasmo o non è semplicemente parsa chiara ai più, basti solo pensare al periodico britannico The Sun che nel 1991 titolava in prima pagina “World Wide What?”, mettendo in discussione l’effettiva portata di questo progetto. Le previsioni fatte nel passato sui possibili impieghi futuri delle tecnologie sono sempre interessanti per capire gli “orizzonti di possibilità” di un nuovo medium. Alcune di queste possibilità scompaiono, altre permangono e hanno successo.

Il 2019 ha segnato il trentesimo anniversario della nascita del Web e il Prof. Balbi e il Dr. Paolo Bory sono stati inviati a partecipare alle celebrazioni tenutesi presso il CERN, a riprova dell’importante sodalizio con questa istituzione. In questi anni, il Web ha subito importanti evoluzioni discostandosi dalla concezione originaria, impregnata di ideologismi caratteristici degli anni ’90 che lo prospettavano come luogo indipendente, privo di impedimenti e conformismi (approfondimento disponibile qui). Recentemente, proprio Tim Berners-Lee ha lanciato tramite Twitter l’iniziativa “Contratto per il Web”, un piano d’azione globale per costruire un nuovo “www”, acronimo che non starebbe più per “world wide web” ma “web we want”, ovvero “il web che noi vogliamo”. Berners-Lee avverte: “Se non riusciamo a difendere un web libero e aperto, rischiamo una distopia digitale di disuguaglianza radicata e abuso dei diritti. Dobbiamo agire ora”. Prof. Balbi, come interpreta le parole di Berners-Lee?
Berners-Lee individua vari problemi che minano la purezza ideologica all’origine di questa invenzione: le attività illecite perpetrate grazie al Web (attacchi informatici, cyber-criminalità), le “fake news”, la crescente diffusione di “hate-speech”, messaggi che incitano all’odio, alla denigrazione e alla discriminazione, i rischi di violazione della privacy anche da parte di aziende importanti (si veda il caso Facebook-Cambridge Analytica), o ancora le forme di controllo esercitate dagli Stati nazionali che si arrogano il diritto di bloccare pagine web come forma di censura politica. Il web che lui aveva immaginato negli anni ’80 e ’90 non veicolava questo tipo di contenuti o non prevedeva queste forme di gestione, ma voleva essere essenzialmente un luogo pubblico e gratuito di accesso alla conoscenza e di discussione. Oltre a ciò, Berners-Lee mette in guardia da quelle aziende private che hanno acquisito posizioni dominanti negli snodi del Web. Un esempio sono Google e Facebook. Se i termini “navigare” o “surfare” il Web rimandavano alla libertà dell’utente di sperimentare percorsi nuovi e inediti, oggi il nostro uso del 'www' è cambiato: la navigazione avviene per la maggior parte in giardini chiusi (i cosiddetti “walled garden”), su piattaforme e app che ci fanno restare all’interno dei loro spazi. Questo senza contare che per vari miliardi di persone sulla terra ancora oggi l’accesso al Web è precluso (questo fenomeno viene chiamato “digital divide”).

 

Il Prof. Balbi sta trascorrendo un periodo sabbatico presso la Concordia University a Montréal - e più specificatamente presso il Centre for Media History dell’ateneo canadese –  con l’obiettivo di raccogliere idee e temi per un futuro libro sulla storia dell’idea di rivoluzione digitale. A partire da settembre, guiderà poi il rinnovato Bachelor in Comunicazione che prevede tre specializzazioni (Impresa, mercati e società, Media e giornalismo, Cultura e tecnologie digitali) che riflettono i cambiamenti mediatici degli ultimi anni. L’obiettivo principale di questo corso di studi è quello di equipaggiare gli studenti con degli strumenti teorici e pratici per capire, interpretare e guidare le evoluzioni del mondo della comunicazione digitale oggi. Una comunicazione che è inevitabilmente plasmata dal Web e, proprio per questo, studiare la storia di questa idea, così potente e persistente, permette di analizzare in maniera critica la situazione attuale e comprendere le sue possibili implicazioni future.